Esattamente tre anni fa moriva Oriana Fallaci. Una delle più grandi giornaliste della storia del giornalismo, uno scrittore (come si definiva lei) tra i più importanti del Novecento italiano. Tra i meno ricordati del Novecento italiano. Una donna.
Perdonatemi il lirismo fine a se stesso. Perdonatemi il post, forse non del tutto in linea con l’orientamento di Radical. Ma glielo devo. E a non farlo mi sembrerebbe di mancarle di rispetto.

Oriana o la si amava o la si odiava, non lasciava spazio alle mezze misure. Io, io l’amavo. L’amavo di quell’amore che si può riversare solo sui grandi, che si completa solo nell’aspirazione al loro modello, che è eroismo e senso di piccolezza nello stesso istante. Quell’amore che è totalizzante e accompagna un’intera giovinezza, spesa leggendo i suoi libri e sognando una macchina da scrivere come la sua.
Oriana è stata la mia maestra, la mia guida. Il mio punto di riferimento. Quando avevo dodici anni e rifiutavo di andare alla messa perché quella favola del dio buono e misericordioso che piaceva un po’ a tutti gli altri bambini a me proprio non andava a genio, lei era lì: a raccontarmi che forse siamo noi che l’abbiamo inventato e non viceversa. Quando avevo quattordici anni e mi chiedevo per che cosa valesse davvero la pena battersi accertato che quel dio era solo frutto della nostra immaginazione, lei era lì: a ruggire con chiarezza che credere nell’Uomo significa credere nella sua Libertà, Libertà di pensiero, di parola, di critica, di opposizione. Quando avevo sedici anni e vedevo crollare le torri del World Trade Center e il mondo andare allo sfascio, lei era lì: a rammentarmi che è sempre necessario combattere, pensare, parlare. Scrivere.
Mi manchi, Oriana. E qualsiasi cosa possa mettere nero su bianco qui è poca cosa in confronto a quello che sapevi dire te. Che sapevi raccontare con quel tuo coraggio anticonformista e così grande nella sua semplicità che arriva a chiunque. Una volta hai scritto che gli eroi per non deluderci vanno guardati da lontano… Io ero sicura che tu fossi perfetta anche da vicino, ma quando ebbi la concreta occasione di conoscerti scappai. Non ne ebbi il coraggio, mi tremavan le ginocchia perfino all’idea. Eri troppo importante, temevo di rovinare tutto, di risultati banale, di deludermi da me. È il rimorso più grande della mia vita.
Sit tibi terra levis, Oriana.
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Non riesco a rispondere a quello che è scrittosu “oknotizie” in relazione al mio pezzo. Volevo solo dire che Oriana era assolutamente senza colore politico. Basti pensare a come aveva trattato la guerra in Vietnam: denunciando gli americani e i russi contemporaneamente. E per quel che riguarda l’Iraq si sbaglia di grosso: il 15 marzo 2003 il Corriere della Sera titolava “La rabbia, l’orgoglio e il dubbio”. Il dubbio di una guerra che non sapeva neanche lei come prendere, combattuta come sempre. Un articolo di cui consiglio la lettura.
Infine, e poi chiudo veramente, io non credo ci sia neanche troppa differenza tra l’Oriana ante e post 11 Settembre. Oriana è stata, semmai, strumentalizzata da chi voleva attirarsi voti gratis et amore dei. A leggerla, a leggerla da “I sette peccati di Hollywood” a “Un cappello pieno di ciliegie” intendo, si può notare solamente lo svisceramento di un pensiero unico che ha come faro e linea guida il concetto di LIBERTA’.
Ci può essere niente di più bello?
Per rispondere devi registrarti al sito oknotizie Claudia, creando un nick. Credo che l’11 settembre non abbia fatto altro che accelerare un graduale percorso interiore già avviato da tempo .