Notizia: A Sedano, comune nei pressi di Magenta, il Sindaco, Alfredo Celeste (eletto nelle liste del PdL lo scorso giugno), ha deciso di non unire nessuno in matrimonio. Il rito civile è comunque garantito dal Consigliere delegato alle pubbliche relazioni o da un altro membro del Consiglio Comunale disposto a tanto. Celeste è insegnante di religione presso una scuola del luogo e si giustifica dicendo che, in sostanza, non può predicar bene e razzolar male. Il matrimonio è solo uno, è quello di fronte a Dio. La Curia milanese non raccoglie e non si esprime (ma probabilmente gongola).

matrimonio civile MATRIMONIO CIVILE? NON EXPEDIT...

Ora, vorrei poter dire che una notizia del genere non merita nessun commento, ma se siamo arrivati a tanto dobbiamo, quantomeno, chiederci il perché. Perché in uno Stato che si professa laico (e lo dice l’articolo 7 della Costituzione, non mia zia) un’esponente delle Istituzioni si rifiuta di far funzionare la legge civile per applicare, invece, le proprie convinzioni religiose. Che, in quanto proprie, dovrebbero appartenere a lui e basta e non avere ripercussioni su terzi. E invece…

So che Celeste non è il solo. È il solo che lo ammette pubblicamente: altri Sindaci cercano di celebrare il meno possibile per questione di coerenza morale. Il che non sminuisce la gravità della notizia, semmai la accresce. La soluzione è, tra l’altro, tanto banale quanto semplice: se pensi che il potere istituzionale ti porterebbe ad andare contro le tue convinzioni religiose, evita di candidarti. Ne guadagni te in integrità etica, e ne guardagna il sistema laico italiano in libertà. Ma sarebbe troppo facile…

L’articolo 106 del Codice Civile recita che: Il matrimonio deve essere celebrato pubblicamente nella casa comunale davanti all’Ufficiale dello Stato Civile al quale fu fatta richiesta di pubblicazione. Non mi pare si parli di obiezione di coscienza (espressione che ultimamente va molto di moda, ahimè). Non mi pare ci sia un qualsivoglia appliglio per evitare che tale Ufficiale si svincoli dall’obbligo istituzionale. È vero che il Decreto del Presidente della Repubblica 396/2000 fa salva una vecchia norma del 1939 in base alla quale le funzioni di Ufficiale dello Stato Civile possono essere delegate anche a un privato cittadino (purchè maggiorenne), per cui sarebbe teoricamente possibile farsi sposare dal proprio migliore amico… Cosa che io scongiurerei, sinceramente, in virtù dell’imbarazzo che ne deriverebbe in futuro visto l’elevato tasso di divorzio nel nostro paese…   

Ma il punto non è questo. Non è il diritto al matrimonio civile che rimane comunque salvo. Il punto è che se permettiamo al potere istituzionale di fare quel che vuole in nome di quasiasi dio (sia quello cristiano, quello ebraico, quello mussulmano, quello che ti pare) salta completamente il sistema laico sul quale è stata scritta l’intera Carta Costituzionale. Il punto è che se permettiamo alle nostre convinzioni religiose di influenzare le nostre azioni istituzionali cadiamo nello Stato confessionale. E non mi sembra un punto da poco. Anzi.  

Dice bene l’ex Sindaco di Sedano, Marco Re (Pd): “si tratta di una scelta integralista non condivisibile”. Non condivisibile perché cozza con uno dei meccanismi di diritto più elementari: la legge è uguale per tutti, per me che la devo rispettare e per te che sei chiamato ad applicarla. Indipendente dalle tue (e dalle mie) convinzioni religiose, politiche, etiche, economiche, sociali eccetera eccetera.  

Se non siamo d’accordo su questo diviene inutile parlare di pacs e unioni omosessuali. Perché finiremo sempre col scontrarci con il muro bigotto del dogma religioso che sopravanza il pensiero liberal-laico, il quale dovrebbe esser l’unico ad informare lo Stato Italiano. Libera Chiesa in Libero Stato, diceva Cavour. Quando capiremo che cosa significhi sarà troppo tardi.

 

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