Vittoria, vittoria! L’alba vindice appare che fa gli empi tremare… È arrivato ieri dal CdA dell’AIFA il via libera definitivo alla RU486 negli ospedali italiani. Ora bisogna solo aspettare la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma si tratta di una mera formalità. Più complicato sarà, invece, il passaggio di devoluzione delle competenze alle Regioni, che dovranno stabilire i protocolli applicativi, il tipo e i tempi di ricovero.

Ma tantè, sono felice. Sono felice perché con questa decisione l’AIFA ha messo fine una volta per tutte al cancan filo-clericale-istituzionale deponendo a favore della libera scelta delle donne. E tutto questo è una conquista di civiltà paragonabile, forse, solo con l’istituzionalizzazione del divorzio ad opera della Legge 898/70.
Sono felice perché ero tanto stanca. Stanca di parlare al vento con chi non aveva intenzione di ascoltare, stanca di sentire gli uomini della (ahimè) nostra dirigenza politica sproloquiare sull’argomento come se avessero la minima idea di cosa significhi essere donna, con quella loro morale boriosa che dall’Illuminismo non ha imparato nulla, ma dall’Inquisizione tutto. (Non tocca a noi giudicare, né a voi. Non avete il diritto di accusarla, né di difenderla perché non siete né dentro la sua mente né dentro il suo cuore. Scriveva la Fallaci negli anni ’70, quando le femministe le davano addosso e lei se ne fregava).
Sono felice perché sono donna e in quanto tale ieri ho visto i miei diritti essere riconosciuti alla stregua di tutte le altre donne inglesi, francesi, americane, svedesi eccetera-eccetera-amen. Certo, se penso al calvario che ho dovuto passare per arrivare a questa decisione il mio entusiasmo si smorza in un sorriso quasi rassegnato, e se penso alla reazione del Vaticano il sorriso diventa addirittura iroso. Ma qualcuno s’è preso la briga di spiegare ai papalini che il nostro sarebbe un paese Laico e che quindi non avrebbero voce in capitolo? Incitan i medici ad obbiettare, invece, e sbaglian due volte: perché la Legge non ammette eccezione.
Credo, piccola parentesi, che i due discorsi vadino di pari passo: l’introduzione della RU486 è per le donne una conquista di civiltà così come il laicismo lo dovrebbe essere per tutti gli italiani. Chiusa parentesi.
E non mi intristisce nemmeno il timore di vivere in un paese assai bizzarro! Un paese che ha bisogno della pubblicazione sulla più alta fonte del diritto conoscitivo di una decisione per sapere che la Legge va rispettata. E non una Legge recente, bada bene, ma qualcosa di radicato oramai nel sistema normativo italiano da molto tempo: che gli enti ospedialieri (in materia di interruzione volontaria di gravidanza) debbano essere aperti a nuove tecniche meno invasive lo dice la Legge 194/70, non mia nonna.
Ma non mi interessa. Oggi queste questioni sono solo sullo sfondo. Non minano il mio entusiasmo. Sono felice, e proprio per questo ho la forza di guardare avanti. Di pensare alla prossima grande battaglia etica che dobbiamo imbracciare per rendere questo paese, forse, un posto migliore. Il testamento biologico.






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