Buone nuove dall’Europa, gente! La Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha detto basta al crocefisso nelle scuole, un po’ come la famigliola perfetta della pubblicità ha detto no al colesterolo (ma non cadiamo subito nel demenziale). Da Strasburgo ammoniscono che lo sfoggio del Cristo in croce nelle aule scolastiche sarebbe una violazione del diritto dei genitori ad educare i propri figli e della stessa libertà di culto. 

crocifisso1 Quando la Laicità fa a botte con il Crocefisso...L’affare è tutto italiano (con le nostre inadempienze abbiamo contribuito così tanto alla nascita del diritto comunitario che la nomina di Baffettino a Ministro degli Esteri Europeo ce la potrebbero far sudare anche un po’ meno, n.d.r.): italiana la vicenda, italiana la parte in causa, italiano uno dei sette giudici chiamati all’Appello.

La sentenza: “La presenza del crocefisso è impossibile da non notare in un aula scolastica e per questo rende l’ambiente educativo etichettato dal un marchio religioso che, seppur normale per i credenti, diviene fastidioso per gli altri e per gli atei. Tutto questo non è d’aiuto al pluralismo educativo che è, invece, essenziale per la vita democratica (come afferma anche la Costituzione Italiana)”. Il Governo Italiano deve alla signora Lautsi Albertin 5 mila euro a titolo di risarcimento per danno morale!

Mi vien quasi voglia di ringraziare dio, ma – ahimè– sono atea. La violazione della Libertà religiosa come danno suscettibile di risarcimento, non osavo ardire tanto. Ah, che musica questa sentenza! Sembra… Sembra una fuga di Bach, con la sua esposizione (la signora finlandese che chiede l’applicazione della legge e dell’articolo 7 della Costituzione), la controesposizione (i nostri giudici bigotti, prima la Corte Costituzionale poi il Consiglio di Stato, che fan di tutto per salvare il salvabile se no poi che senso avrebbe la domenica andare alla Messa? Ammasso di Ponzi Pilati baciapile), lo sviluppo (della Corte Europea dei diritti dell’Uomo) e il finale (dove tutti vivono felici e contenti e tolleranti).

Invece siamo in un Opera dell’Assurdo dove, con drammatico crescendo rossiniano, si susseguono commenti sempre più agghiaccianti. Gianfranco Fini si augura che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità dello Stato che è, invece, un valore diverso rispetto alla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del cristianesimo nella nostra società ed identità. (Ma diamo di matto? Si può arrivare a dire una boiata simile? Ma tutti gli anni di faticose battaglie sulla rottura del sistema secolare dell’unione tra Stato e Chiesa dove li mettiamo? Laicismo significa separare l’Istituzione dal Dogma e… Qui non si parla di bruciare il simbolo religioso a lei tanto caro, signor Presidente della Camera, ma di evitare di farne sfoggio! Mi pare ci corra una bella differenza! La stessa che Lei porta(va) a sostegno delle sue campagne quando chiede(va) alle donne mussulmane di non mettere il velo in classe). Rincara il ministro Maria Stella Gelmini: il crocefisso non è adesione al cattolicesimo, ma è simbolo della tradizione italiana (timido e goffo tentativo di scimmiottare Benedetto Croce, presumo. Perché non possiamo non dirci cristiani. Vero, ma non possiamo non dirci neanche romani o figli della Rivoluzione Francese e della Breccia di Porta Pia. Quindi, se in ogni aula dovessimo appendere un’effige di Giulio Cesare o il Code Napoleon o il Tricolore finiremmo per non avere spazio a sufficienza…). Bersani si unisce al coro e parla di antica tradizione inoffensiva (Prova a dirlo a chi combatteva le Crociate in nome di quel crocifisso…). Casini tira in ballo la Costituzione Europea senza santi né eroi e la Binetti si augura di trovarsi di fronte ad una sentenza solo orientativa (ossimoro che suona più o meno come una bestemmia giuridica e sconfessa in tre parole tutte le conquiste fatte dal sistema legislativo fino ad ora).

Gongola felice solo Adel Smith, che qualche anno fa definì il crocefisso come “un cadaverino ignudo che mette inquietudine ai miei figli”. Ma domani qualcuno dell’Ucoii sarà dalla D’Urso a scazzottarsi con la Santanchè, ne son quasi certa. “Laicità non vuol dire opprimere le altre religioni”, pontificava oggi. Giusto. Laicità è riassumibile, infatti, nel bellissimo slogan radicale “NO TALEBAN – NO VATICAN”.

Ed è proprio il Vaticano a non esprimersi. Ha bisogno di riflettere e aspetta le motivazioni della Corte.

A me non sembra ci sia molto su cui riflettere. O meglio, non sembra ci sia molto da aggiungere. Son discorsi fatti e rifatti mille volte. Basta aprire un libro di storia, basta scorgere uno scritto giusnaturalista. Grozio, per esempio. L’Uomo detiene per sua natura certi diritti naturali, inalienabili e comuni a tutti. Tali diritti non sono, però, quelli indicati dalla Chiesa: stare tutti assieme è possibile, se siamo davvero tutti uguali, basta vivere etsi deus non daretur. Come se dio non esistesse.

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