Il pagamento del Canone Rai trova il  proprio  fondamento giuridico  nel Regio Decreto Legge n° 246 del 21 febbraio 1938, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’allora Regno d’Italia n.78 del 5 aprile , decreto convertito in legge con la l. 4 giugno 1938, n. 880. La norma, ideata per la ricezione delle cosiddette “radioaudizioni” quasi  due decenni prima che la Televisione facesse apparizione nel nostro Paese ( nel frattempo diventato Repubblica) stabilisce all’art. 1 che ” Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto”.
Il comma 2 del medesimo articolo statuisce che “La presenza di un impianto aereo atto alla captazione o trasmissione di onde elettriche o di un dispositivo idoneo a sostituire l’impianto aereo, ovvero di linee interne per il funzionamento di apparecchi radioelettrici, fa presumere la detenzione o l’utenza di un apparecchio radioricevente”.  Dal punto di vista tecnico, pertanto, il “Canone Rai” non esiste neppure, dato che ciò che l’utente è tenuto a   pagare non è niente altro che una vera e propria “mazzetta” legalizzata  sul possesso dell’apparecchio televisivo, idoneo alla ricezione di radio e video-audizioni.

La Giurisprudenza della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale è piuttosto concorde nel considerare questo finto Canone una vera e propria imposta, da corrispondersi a prescindere dall’uso effettivo dell’apparecchio e connessa al semplice possesso dello stesso. La Corte Europea, rimproverando il nostro Paese, è arrivata alle medesime conclusioni, riconoscendo che non di “abbonamento” o di “Canone” debba parlarsi nel caso di specie, ma di una vera e propria imposta.

L’unico modo concreto  che il cittadino ha per difendersi è la “disdetta” dal Canone di abbonamento  ( nel link che vi segnaliamo trovate un modello di disdetta facilissimo da compilare).

E’ però di tutta evidenza che il contenuto del  regio decreto legge del 1938, che ha prima “tassato o tartassato” i possessori di radio e poi,  a partire dagli anni sessanta, di televisori, sia divenuto nel tempo del tutto obsoleto, attesa la capillare diffusione negli ultimi due decenni  dell’uso di strumenti informatici quali i personal computer e più  di recente dei video-telefoni, i quali sono del tutto idonei a ricevere segnari audio-televisivi e pur tuttavia “praticamente esenti” dal pagamento di qualsivoglia forma di Canone.

Soprattutto alla luce dell’evoluzione tecnologica e dell’avvento delle televisioni commerciali, pertanto,  oggi più che mai si avverte la necessità di abrogare il Canone, ma come farlo?

La soluzione più semplice sarebbe ovviamente quella che passa attraverso l’iniziativa legislativa parlamentare. Mediante una legge ordinaria potrebbe essere abrogato il predetto regio decreto legge e/o ridisciplinata la materia, con conseguente abrogazione di ogni onere a carico dell’utente.  Ma altrettanto ovviamente ci si trova a dover fare i conti con la volontà perversa e illiberale del Parlamento e dei partiti politici, troppo impegnati  a garantire lauti  privilegi  alle migliaia di “mantenuti” dal carrozzone della Rai-Radiotelevisione italiana.

Radicalweb chiede a tutti i parlamentari di buon senso, ed in particolare ai 9 parlamentari radicali e agli amici deputati di Libertiamo di far sentire la propria voce e di presentare un disegno di legge che vada ad abrogare il  fascistissimo regio decreto legge n° 246 del 21 febbraio 1938, uno degli ultimi retaggi del ventennio mussoliniano, nonchè uno degli emblemi più sintomatici del malaffare repubblicano.

Abrogarlo è possibile se solo se ne ha la volontà. Ma i nostri parlamentari  anche solo un minimo un pò di volontà ce l’ avranno mai?

di Carmelo Impusino (www.liberlex.altervista.org)

 

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