berlusconia Come il pollo fritto a colazione.. di Roberto Sassi.
Berlusconi è equilibrato come il pollo fritto a colazione. Questo lo abbiamo capito da tempo. La sua capacità di destabilizzare anche solo la prospettiva di pacificazione tra governo e opposizione, tra governo e magistratura, tra governo e Capo dello Stato fa quasi invidia. Ogni occasione è buona per riaccendere i contrasti, per rinfocolare l’odio e rivangare gli attriti.

Questa volta, però, il Presidente del Consiglio lo fa di fronte ad una platea così autorevole, così europea che non si può far finta di niente, che non si può far passare il suo intervento come l’ennesimo show tragicomico di un grande attore politico. Questa volta ha passato il segno. Ha passato il segno della decenza democratica, il segno del buongusto politico, il segno del rispetto delle istituzioni. E come se non bastasse ha sfiorato l’Oltreuomo nietzschiano. O forse l’ha superato. Perché, in fin dei conti, Nietzsche non era presidente del consiglio.

Chissà cos’hanno pensato quelli del Ppe, chissà se l’hanno preso sul serio. E chissà che scriverà domani la stampa estera (acerrima nemica), cosa titolerà su quei rotocalchi comunisti d’oltralpe, d’oltremanica e d’oltreoceano. Scriverà che ha sparlato lucidamente o che ha parlato in trance agonistica? Ma a noi poco importa. Sarà sufficiente la prima pagina di Repubblica, magari un editoriale dell’egocentrico Scalfari, per far indignare ulteriormente il popolo della sinistra democratica e non.

Io preferisco farmi indignare da altro. Perché, quando il Capo dello Stato si trova costretto, per salvare la faccia del proprio Paese, a diffondere una nota in cui richiama al rispetto della Costituzione e alla lealtà politica – rimproverando l’atteggiamento violento del Presidente del Consiglio – forse non c’è più spazio per le sterili polemichette tra governo e opposizione. Forse si è giunti al punto di non ritorno. Presentare Parlamento e Corte Costituzionale come due contendenti che si disputano il potere equivale a destituire di fatto anche l’ultimo barlume di dignità politica nazionale. Riabilitarla a parole non è più possibile. E anche se spetta al Presidente Napolitano il compito ingrato di ristabilire l’ordine, si capisce che la via d’uscita è un’altra.

«In relazione alle espressioni pronunciate dal Presidente del Consiglio in una importante sede politica internazionale di violento attacco contro fondamentali istituzioni di garanzia volute dalla Costituzione italiana, il Presidente della Repubblica esprime profondo rammarico e preoccupazione. Il Capo dello Stato continua a ritenere che, specie per poter affrontare delicati problemi di carattere istituzionale, l’Italia abbia bisogno di quello spirito di leale collaborazione e di quell’impegno di condivisione che pochi giorni fa il Senato ha concordemente auspicato».

Giorgio Napolitano
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