Forse mi sbaglio, forse faccio dietrologia spicciola, ma analizzando l’attualità emerge una circostanza. Il 7 ottobre 2009 la Corte Costituzionale si è pronunciata sul Lodo Alfano, dichiarandolo incostituzionale: violati gli articoli 138 e 3 della Costituzione italiana. Ricordiamo tutti l’ira del premier, la telefonata a Porta a Porta, i proclami guerreschi di Bossi. Poco tempo dopo si comincerà a parlare di prescrizione breve e di decreto salvapremier. L’elemento che infastidisce è la mancanza di chiarezza in riferimento a un affare importante come può essere un progetto di riforma. L’idea di realizzare in fretta e furia processi e prescrizioni brevi è ridicola, è il prodotto di una tendenza politica nociva, uno dei prodotti della vocazione alla gestione dello Stato a prescindere dall’appoggio dell’opposizione. Il ripiegare – dopo il no della Consulta – sulla riforma della giustizia è un atto bambinesco, opportunista, quasi prepotente. In sostanza: «La Corte Costituzionale ci boccia il Lodo? E noi facciamo la riforma!». E’ per questo che non riesco ad essere entusiasta, è il modo in cui si è svolta la faccenda ad essere sgradevole.
E’ di oggi l’ultima novità, l’ultimo paradosso del ddl. Cito direttamente l’articolo del Corriere della Sera:
«È veramente inammissibile» che nell’elenco dei reati esclusi dal cosiddetto processo breve vi siano quelli «in materia di immigrazione» che attualmente sono puniti con un’ammenda o poco più. Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini, nel corso di un dibattito sui temi dell’immigrazione a Roma. «Sarebbe diverso – spiega il presidente della Camera – se si parlasse di “delitti in materia di immigrazione”», perché «sarebbe tutt’altra cosa». E sull’attuale formulazione chiede: «È stata una svista? Ne prendo atto. Non è stata una svista? Allora auspico che accada ciò che è accaduto in un altro momento», ricordando la «sollevazione» parlamentare contro la norma sui medici-spia.
Come spesso accade negli ultimi tempi, il buon Fini evidenzia le magagne di questo governo. Che la componente leghista abbia fissato ancora una volta i paletti? Che il Carroccio abbia aderito al progetto di riforma, purché ne fosse escluso il reato d’immigrazione? Se davvero fosse così, e se passasse la riforma così come Fini ce la mostra, avremmo processi brevi per reati gravi quali corruzione in atti giudiziari, rivelazione di segreti d’ufficio, truffa semplice o aggravata, frodi fiscali, falsi in bilancio, intercettazioni illecite e ricettazione; mentre, invece, avremmo processi “lunghi” per reati d’immigrazione. Nella speranza che sia una svista – ma credendoci poco – mi lascio amareggiare dall’indisponenza di questo governo e dall’incapacità di essere trasparente nei momenti decisivi.
di Roberto Sassi
Roberto Sassi: Blogger segnalato alla redazione di Radicalweb dall’autore Andrea De Liberato . I suoi articoli , di pregiatissima fattura, sono aggregati al sito dal 08.12.2009. Roberto Sassi è nato a Roma il 18 luglio 1986 e studia Teorie e Pratiche dell’Antropologia all’università “La Sapienza” di Roma ed è autore del blog www.robertosassi.blogspot.com , che tratta prevalentemente argomenti di strettissima attualità politica nazionale ed internazionale.






