Che il Giornale non abbia grandi simpatie per Farefuturo è cosa nota. Ma che si metta ad impartire lezioni di stile (vedi articolo) è cosa nuova e sorprendente. Questa volta il motivo dell’attrito è la dura critica mossa dalla fondazione finiana al Ministero della Cultura, in seguito all’ assegnazione del beneficio dei crediti d’imposta (beneficio che spetta alle pellicole di interesse culturale e nazionale) al cinepanettone firmato Neri Parenti, «Natale a Beverly Hills». Cecilia Moretti, su Ffwebmagazine, non risparmia fiato, lo grida forte e chiaro: «boicottiamo il cinepanettone perché amiamo il cinema». Una dichiarazione d’amore al bel cinema, dunque, che sembra andare oltre la semplice indignazione per l’ingiusta attribuzione di denaro pubblico. Ed è forse questo eccesso di zelo che ha infastidito Francesco Cramer, giornalista del Giornale. Forse ha contribuito anche quella (per i feltriani è così) spasmodica ricerca della differenziazione a tutti i costi, compreso quello inevitabile di andare controcorrente rispetto alle linee-guida della destra berlusconiana.
Questa volta – devo dirlo – non riesco a condividere totalmente l’operazione farefuturiana. Trovo giusto indignarsi per l’ingnobile attribuzione dei crediti d’imposta, ma non trovo produttivo sfociare nel sentimentalismo. Boicottare il film è legittimo (io lo boicotto da anni senza dire niente a nessuno), ma farne una battaglia valorial-idealistica mi sembra eccessivo. Eccessivo e inutile, perché De Sica&company continueranno a fare cinepanettoni, perché se è vero che, come dice Filippo Rossi, direttore di Ffwebmagazine, il popolo «capisce la differenza tra un’ora di svago fescenninico, carnevalesco, e l’idea di una cultura come crescita individuale e civile», è altrettanto vero che, quello stesso popolo, continuerà a contribuire al successo di un certo tipo di cinematografia.
E’ sciocco mettersi a criticare – come fa Il Giornale – una critica giusta per il solo gusto della contrapposizione. Ed è sciocco altresì utilizzare – come fa Farefuturo – un canale così importante per dare battaglia ai cinepanettoni. Non condivido, inoltre, l’asprezza dei toni usati da Cramer. Non lesinando sugli epiteti, taccia i finiani di combattere battaglie snob con lo scopo di mettersi in mostra, di ottenere consenso attraverso il politically correct e il cliché. Li descrive come «un animale dall’immenso prurito che ogni giorno si danna per grattare via le ultime crosticine di autoritarismo e rendersi autorevole», come un soggetto quasi costretto a pensare perché pensatoio, come una marmellata «di neo terzomondismo, di individualismo chic e di modernismo hi-tec». Sono considerazioni che scaturiscono dalla schermaglia ormai consolidata, che cercano di circoscrivere la malattia (il germe della destra europea).
Non vedo niente di male nel rinnovamento, soprattutto se questo significa togliersi le ultime crosticine di autoritarismo. E’ per questo che non riesco a stare col Giornale neanche stavolta, per questa sbandierata ideologia dell’«o con noi o contro di noi». E’ per questo che preferisco stare ancora una volta con quelli di Farefuturo, che – è vero – talvolta enfatizzano, ma che sembrano gli unici a professare un sano attualismo.
di Roberto Sassi, l’originale qui







E' vero che spesso si va contro FareFuturo a prescindere, per il gusto della contrapposizione, e sul criticare certe agevolazioni a film cone "Natale a Beverly Hills" i finiani hanno ragione da vendere, tuttavia da lettore del web magazine di FareFuturo, sono convinto che costoro di destra non lo siano proprio per nulla, in questo magazine è la retorica a dominare (retorica immigrazionista, retorica dei buoni sentimenti, retorica dei diritti umani, retorica sul patriottismo costituzionale ecc. ecc.), le idee e i concetti lì espresse rappresentano la quintessenza del pensiero unico politically correct liberal-progressista e anche dal punto di vista culturale quel magazine è pieno di entusiastiche recensioni solo a libri e film di autori di sinistra (recentemente ho letto anche un articolo sul film “Welcome” in cui si critica pesantemente le politiche in materia di immigrazione effettutate da Sarkozy, politiche definite nell'articolo "autoritarie" e "reazionarie", alla faccia di chi vuol farci credere di ispirarsi alla destra europea…), trovo infatti per diverse ragioni superficiale paragonarli alla "destra europea" (al di là del fatto che la destra europea non è un monolite, ma è piuttosto variegata, quindi avrebbe più senso parlare di "destre europee") insomma, francamente mi piacerebbe proprio sapere per quale ragione dovremmo considerare di destra quelli di FareFuturo, in cosa si caratterizzerebbe il loro essere di destra, e cosa li contraddistingue dagli esponenti del centro o addirittura del centrosinistra?