
Il No
Berlusconi Day non è passato inosservato neanche all’estero. La grande mobilitazione del popolo antiberlusconiano sembra aver entusiasmato e riattivato i
blogueurs della sinistra francese, che stanno pensando seriamente di organizzare il loro No Sarkozy Day. Ce lo dice Giampiero Martinotti, inviato transalpino di Repubblica,
in un articolo comparso sul sito del quotidiano. Il corrispondente sottolinea lo scetticismo della stampa francese, che per ora sembra snobbare la notizia. Infatti basta una piccola ricerca sui siti dei quotidiani
Le Figaro e
Le Monde per verificare la totale assenza di riferimenti all’evento. Poca attenzione, quindi, alla mobilitazione anti-sarkò che vede protagonista, ancora una volta, gli utenti di Facebook e in particolare un
gruppo creato per gestire l’aspetto propagandistico-organizzativo . L’obiettivo è quello di raggiungere quota un milione di iscritti e ripetere il successo della manifestazione italiana, di scendere in strada il 20 marzo 2010 per chiedere le dimissioni del presidente della repubblica.
La protesta dei blouguers giunge in una fase in cui la coppia Sarkozy-Fillon mostra segni di cedimento in fatto di consenso popolare. Tra le ragioni di questa flessione sembrano esserci la deludente politica estera e l’inadeguatezza delle politiche sociali, elementi di enorme importanza nell’epoca della banlieue e dell’euro. E se poi è Le Figaro a pubblicare i risultati del sondaggio Ifop (Institut français d’opinion publique), i dati assumono ancora più rilevanza.
Les cotes d’approbation de Nicolas Sarkozy (39%) et de François Fillon (44%) sont à leur plus bas niveau depuis l’élection présidentielle de 2007, selon le tableau de bord politique Ifop pour Paris Match à paraître demain.
Tra ribasso del consenso e No S. Day sembra esserci un rapporto, in una certa misura, consequenziale. Rapporto che ribadisce il rinnovamento dell’interesse popolare per la politica e il fatto che il pubblico disappunto si manifesti anche grazie a strumenti come il social network, sempre più attraverso la contrapposizione (non sempre genuina, a mio parere) ai governi in carica. E’ forse per questo che occorre una riflessione importante sulle reazioni sociali (quindi elettorali) alla leadership e su questo modello esportato di protesta.
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