libero 150x150 Libero e lideologia della cittadinanzaNon prendiamoci per i fondelli:il dibattito sulla cittadinanza rischia di stagnare grazie ai benpensanti e nazionalisti destrogiri della Lega (più una parte del Pdl) e grazie a certuni ex lodenisti della sinistra estrema. I primi rivendicano le radici culturali italiane (per la verità, ho sentito parlare troppo spesso di cultura padana), identificando negli immigrati i disfacitori di una sana italianità, in quanto portatori insani di diversità. I secondi sostengono le cittadinanze gratuite e a iosa, senza tenere in considerazione la realtà – che è sempre più complessa di come ce la presentano – delle condizioni di vita degli extracomunitari in Italia, e quindi, naturalmente, della loro reale integrazione nel tessuto sociale.

Non voglio fare del qualunquismo, né tantomeno tediarvi con analisi antropologiche, le quali se non sono fuori luogo, sono almeno fuori posto. Sì, perché occorrerebbe sistematizzarle nel dibattito istituzionale, portarle in Parlamento. E’ per questo che sostengo fermamente che i politici, prima di legiferare, dovrebbero consultare gli specialisti. Coloro, cioè, che conoscono le culture, le lingue, le religioni da cui provengono i nostri stranieri. Ebbene, li chiamo nostri perché vivono e lavorano in Italia. Abitano nelle stesse nostre città, negli stessi quartieri, negli stessi palazzi. Ammortizzano la diversità prendendo il ritmo della nostra società. Spesso con fatica, ma con la speranza e la necessità di farcela. Altre volte a malincuore e controvoglia. Comunque la si voglia pensare, da qualsiasi punto la si voglia guardare: questo è un nodo che tutti gli italiani devono sciogliere. Certamente non è un’esclusiva della politica. Questa deve regolamentare, formalizzare la posizione dello Stato. Anche per garantire quei diritti che spettano a chi lavora e partecipa al bilancio-vita del Paese.

Ed è deludente, fa arrabbiare vedere chi s’appella ai sondaggi per dimostrare che gli immigrati sognano di tornare, prima o poi, in patria. E’ un’opera inutile e strumentale. Tutti sogneremmo il ritorno in patria, se fossimo immigrati. Senza però rinunciare alla indiscutibile condizione di trovare un posto in cui si possa vivere bene. Come si fa,allora, a sostenere che un immigrato somalo sogni la Somalia dilaniata dalla guerra civile? O che un romeno sogni la periferia di Bucarest straziata dalla criminalità? Così, mi piacerebbe che Carlo Panella, giornalista di Libero, rispondesse a queste domande. Panella che scrive, sulla proposta di accorciare i tempi per l’ottenimento della cittadinanza:

In aula Dario Franceschini, Gianclaudio Bressa (ma anche Fabio Granata del PdL), hanno caldeggiato la necessità di accorciare tempi e modi di concessione della cittadinanza, quale strategico strumento di integrazione. Proposta che si basa sulla certezza che tutti i 4,5 milioni di immigrati oggi presenti, siano destinati a rimanere per sempre sul suolo italiano. Ma non è così, non è affatto così, e pensare che questa sia la situazione (come purtroppo pensa anche Gianfranco Fini) significa solo non avere rapporto con la realtà, vizio paradossale della nostra sinistra; significa affrontare i problemi dell’immigrazione da un punto di vista ideologico, con gli occhi oscurati dal miraggio del meticciato, con la incredibile convinzione (l’ha enunciata l’ottimo Bressa), che ottenere la cittadinanza sia un “diritto”, parte dei diritti inalienabili della persona umana.

E’ inutile e strumentale, lo ribadisco, proporre un’immagine tutta numerica di un fenomeno assai più complesso. Ed è assurdo incolpare chi contribuisce a un discorso così importante di non avere rapporto con la realtà, di idelogizzare i problemi dell’immigrazione. Vorrei che ci spiegasse lei, signor Panella: cosa si fa in questo articolo, se non un uso ideologico del suo potere giornalistico? Ci dica: cos’è, se non un affondo al necessario avvicinamento alla diversità e al tentativo di annullarla (giuridicamente, beninteso)?Ci risponda sinceramente, lasciando da parte, per un attimo, Belpietro e Calderoli. Ci piacerebbe che smentisse una leggenda metropolitana. La leggenda dice che quelli di Libero non siano a favore di una libertà per tutti, che  quelli di Libero la reclamino per coloro che liberi sono già. La smentisca, se ci riesce.

di Roberto Sassi, l’originale qui

 

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