Il governo di Pechino ha scelto accuratamente il giorno di Natale per processare l’attivista per i diritti umani (che per il regime, naturalmente, è solo un dissidente) Liu Xiaobo. La scelta rispecchia la politica dell’insabbiamento e del tacitamento che caratterizza la Repubblica Popolare Cinese: l’obiettivo è quello di far passare inosservata la sentenza. Principale accusa imputata all’uomo è quella di sovversione contro i poteri dello stato. La vicenda ce la racconta brevemente Corriere.it:Era stato fermato dalla polizia un anno fa, poi portato in un luogo sconosciuto e arrestato formalmente solo nel giugno scorso. La colpa di Liu sarebbe stata quella di aver diffuso su internet documenti e appelli contro il regime cinese, in particolare di aver diffuso la Carta 08, un documento firmato da 300 personalità in cui si chiede al governo cinese di rispettare i diritti umani, attuare riforme politiche e garantire l`indipendenza del potere giudiziario.
Jiang Yu, portavoce del Ministero degli Affari Esteri, ha dichiarato che gli appelli di alcune ambasciate per il rilascio dell’attivista sono un’inopportuna ingerenza nelle faccende del governo cinese. Del resto nel paese di Mao non si transige sull’incitamento alla sovversione contro il potere dello Stato, e ci s’infervora se qualche democrazia occidentale protesta. Questo crimine è stato inserito nel codice penale cinese nel 1997 e se ne fa un abbondante uso contro attivisti-dissidenti nonviolenti che manifestano per la difesa dei diritti umani. Tra gli imprigionati con questa accusa c’è anche Hu Jia, vincitore del premio Sakharov 2008, condannato a tre anni e mezzo di prigione per aver pubblicato sul web alcuni articoli sull’assenza e la necessità della democrazia in Cina.
Per tutti questi argomenti è giusto, anche nel giorno di Natale, che l’informazione dia risalto a questa storia. Ed è bene che anche il mondo dei blog presti attenzione a quello che succede entro i confini cinesi, soprattutto in materia di diritti umani.





