rognetta fuoco maliani 300x225 Ero straniero e mi avete ospitato:Cristo,i Vangeli,laccoglienza degli stranieri,il caso di Rosarno. Scoppia la violenza degli stranieri a Rosarno, capitale dell’immigrazione africana in Italia, e riemergono purtroppo  nel Bel Paese atteggiamenti  di generico ed indiscriminato razzismo e di strumentalizzata  intolleranza.  Nell’esprimere la massima solidarietà alle vittime rosarnesi  delle violenze, danneggiate nel corpo e nei loro intangibili diritti di proprietà dalla rivolta e nel  precisare che in nessuno modo vogliamo giustificare i delinquenti che hanno messo a ferro e fuoco la cittadina calabrese , che anzi vanno consegnati alla giustizia e puniti con decisione, è nostra intenzione in questo momento provare a rasserenare gli animi e ricordare agli italiani, l’80 % dei quali si professa cattolico e cristiano, la parola di Cristo e dei Vangeli in merito all’accoglienza degli stranieri.  Intuiamo che possa sembrare il momento meno opportuno a molti, ma è per noi, invece, il più adeguato, atteso il clima di tensione che si respira in queste ore e considerate le esternazioni di esponenti politici come Roberto Fiore (Forza Nuova) e di alcuni parlamentari adoratori di ampolle e di folletti dei boschi celtici.

Recita il libro dell’Esodo: «Non affliggerai e non opprimerai il forestiero: voi stessi infatti siete stati forestieri nella terra d’Egitto» (22, 21); e ancora: «Non molesterai il pellegrino: conoscete infatti lo stato d’animo dei forestieri, poiché voi stessi lo siete stati della terra d’Egitto» (23, 9).

Ancora più eloquenti le parole di Gesù Cristo, così come riportate nel Vangelo di Matteo 25, 31-46:  “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero straniero e mi avete ospitato“….. “Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero straniero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.”Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.

Il Cristianesimo, insomma, predica da sempre la tolleranza e l’accoglienza. Invita a non torturare, a non umiliare  e a non vessare i forestieri ( cosa purtroppo di certo verificatasi a Rosarno, come testimoniato dalla sparatoria ai danni di stranieri che ha portato ai disordini, e come  descritto puntualmente più di un anno fà da Rai3  in una puntata di Report dedicata allo sfruttamento e alle misere condizioni di vita degli immigrati che lavorano nei campi della cittadina calabrese). Invita ad accogliere con umanità, a non sfruttare, a non ridurre in schiavitù lo straniero.  In un Paese cristiano, così come in un laico paese liberale, in buona sostanza,  la vergogna che si compie sotto gli occhi di tutti – autorità comprese- a Rosarno da almeno un decennio non avrebbe dovuto neppure esistere. La colpa di tutto ciò è forse degli stranieri sfruttati o dei rosarnesi danneggiati ? Forse in parte si, ma va addebitata  principalmente ad uno stato che chiude gli occhi per convenienza, che consente che nel 2010 essere umani siano schiavi, che feudatari li sfruttino nei loro campi, che la criminalità li assoldi nella propria manovalanza.  Le macchine bruciate e le vetrine rotte le risarciscano di tasca loro i nostri politicanti, tutti individualmente e solidalmente colpevoli dei dfisordini di queste ore.

Una descrizione della situazione antecedente alla rivolta,tratta da www.terrelibere.org : Costretti a vivere in capannoni abbandonati, senza luce né acqua. Impiegati in nero, alla giornata, per una paga che raramente supera i 25 euro. Sono i raccoglitori delle arance della campagna tra Rosarno, San Ferdinando e Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria. Sono almeno 2.000. Sono tutti immigrati: ghanesi, marocchini, ivoriani, maliani, sudanesi. E quasi tutti senza documenti. È una storia che dura da vent’anni. Arrivano a dicembre, per l’inizio della raccolta dei mandarini. E vanno via a marzo, dopo la raccolta delle arance. Quest’anno però la stampa nazionale si è accorta di loro. È successo lo scorso 13 dicembre, quando alcune centinaia di immigrati africani hanno marciato verso il centro di Rosarno, sfasciando qualche cassonetto per protesta. Il giorno prima, due ragazzi ivoriani di 20 e 21 anni erano stati feriti dagli spari di una pistola. Una ritorsione, secondo gli inquirenti, dopo una rapina andata male. A un mese dai fatti, siamo tornati a Rosarno. Abbiamo visitato le baraccopoli. Siamo usciti all’alba sulle piazze dove si cerca lavoro. E abbiamo scoperto una situazione molto complessa. Dove i proprietari degli aranceti sono i figli dei braccianti che fecero le lotte per le occupazioni delle terre dopo il fascismo. Dove ogni domenica una signora di 85 anni prepara da mangiare agli immigrati che vivono nella vecchia fabbrica in città. E dove un gruppo di avvocati sta cercando di aiutare gli immigrati senza documenti, che qua sono praticamente tutti.

Eppure le contraddizioni restano. L’emergenza abitativa nelle baraccopoli ricavate dentro le due vecchie fabbriche alla Rognetta e alla Cartiera è evidente. Mancano servizi igienici, acqua corrente, elettricità e riscaldamento. “Molti si ammalano qui”, dice Saverio Bellizzi, coordinatore del progetto a Rosarno di Medici senza frontiere. Le condizioni di lavoro sono dure. Ma non c’è lo stesso caporalato della Puglia. La maggior parte delle aziende agricole sono di piccoli produttori. Che vengono direttamente in piazza, ogni mattina, a caricare i quattro o cinque braccianti di cui avranno bisogno per al massimo una settimana. E non sono nemmeno negrieri. In una diffusa economia sommersa, qua il lavoro nero è la norma. E la paga di 25 – 28 euro per le otto ore di lavoro, non è così distante dai 32 euro negoziati dal contratto provinciale di Reggio Calabria. I produttori risparmiano soprattutto sui contributi. Un lavoratore in regola costerebbe sui 40 euro lordi. Ma il settore degli agrumi è in profonda crisi. Le clementine si riescono ancora a vendere a 28 centesimi al chilo. Ma il prezzo delle arance è crollato a 7 centesimi. Eppure nei supermercati si comprano a oltre un euro. Colpa dei tanti passaggi della trasformazione. E di un cartello che – in terra di mafia – ha bloccato lo sviluppo delle cooperative create negli anni passati dai piccoli produttori.

Non ci può essere integrazione se si consente che alcuni esercitino un potere feudale di vita e di morte su  altri individui trattato da schiavi solo perchè stranieri : e ciò non lo dice un piccolo blog liberale e laicissimo come il nostro, lo dice ciò che per l’ottanta per cento degli italiani è la Verità assoluta, quel Gesù Cristo che è stato il  più grande filosofo di tutti i tempi.

di Carmelo Impusino

 

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