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camus 150x150 La nuova destra e la letteratura riciclataUna cultura privata della sua peculiarità politica risulterebbe noiosa, inconsistente. E sarebbe lo stesso, se le si togliessero le fratture ideali che questa peculiarità produce. Dire che certe letture sono buone per qualcuno e cattive per qualcun altro, significa sostenere il bene di entrambi i soggetti, cultura e politica. E’ un fatto incontestabile che riguarda la normalità, la normale condizione di chi le vive e le fa. Scrittori celebri hanno ispirato grandi personalità istituzionali, almeno quanto i partiti hanno assunto idee e opere di autori più o meno schierati. Mai – e dico mai – si è riuscito a leggere daltonicamente, mischiando – o comunque non riconoscendo – i colori politici. Mai si è riuscito ad evitare le repulsioni della destra nei confronti degli autori troppo di sinistra, e della sinistra nei riguardi degli autori di destra.

Da qualche tempo – in una desolante congiuntura di povertà intellettuale – sta prendendo piede una pratica curiosa, ovvero quella di trascinare idealmente verso di sé scrittori e intellettuali del presente e del passato. Essa, ad onor del vero, proviene soprattutto da quella nuova destra che, quasi a voler rivendicare una presenza ( o a voler giustificare un’assenza?) nel panorama intellettuale, s’appresta a ricercare aspetti congeniali nel contesto dell’opera di un autore piuttosto che di un altro. La lista è lunga, per cui mi limiterò a portare ad esempio un paio di nomi. Tra gli ultimi casi di appropriazione indebita mi vengono in mente Albert Camus e Roberto Saviano.

Per quanto riguarda il primo, c’è chi lo ritiene (forse dimenticando, giusto il tempo di scrivere l’articolo, la militanza comunista dello scrittore e filosofo francese) collocabile all’interno di una certa destra libertaria. Mentre il secondo, esempio di grande coraggio e dignità, è etichettato facilmente come pensatore di una destra post ideologica, di una certa destra dei diritti e – più in particolare – della legalità. Non si può certamente dire che i due scrittori siano figure simili: l’uno francese di Mondovi (cittadina della costa orientale dell’Algeria, oggi Dréan o anche الدرعان) , l’altro italiano di Napoli, campano. Ma, evidentemente, qualcosa li accomuna. O forse sarebbe meglio dire che c’è qualcuno che li accomuna. Che questi autori piacciano per la grande personalità (che alla nuova destra sembra indispensabile per sostituire il mancante intellettualismo schierato) sembra più che evidente. Che si tragga beneficio dalla libertà di prenderne di tanto in tanto qualcuno in prestito, adducendo spiegazioni, anche ben costruite, sulle ragioni che dovrebbero avvalorare l’appartenenza alla loro parte, sembra altrettanto evidente.

C’è da constatare che anche la lista dei diseredati (o allontanati, se preferite) è decisamente lunga. Montanelli prima piaceva, adesso molto meno. Jean-Paul Sartre prima fisiologicamente odiato, poi incredibilmente stimato, poi dimenticato. Tanto per citare i primi due che mi sovvengono. E poi ci sono i grandi scrittori della vecchia destra, che ormai non sono più buoni neanche per una lettura di piacere. Penso al filomussoliniano Pound, al superomista D’Annunzio, al poeta di destra Giovanni Raboni (che piace, però, ai finiani). E pensare che proprio quest’ultimo, in un articolo del Corriere della Sera datato 27 marzo 2002, concluse che tutti i grandi scrittori sono di destra. E, pazientemente, si mise ad elencarli, un po’ come si fa l’appello in una classe di scuola:

Barrès, Benn, Bloy, Borges, Céline, Cioran, Claudel, Croce, D’ Annunzio, Drieu La Rochelle, T. S. Eliot, E. M. Forster, C. E. Gadda, Hamsun, Hesse, Ionesco, Jouhandeau, Jünger, Landolfi, Thomas Mann, Marinetti, Mauriac, Maurras, Montale, Montherlant, Nabokov, Palazzeschi, Papini, Pirandello, Pound, Prezzolini, Tomasi di Lampedusa, W.B. Yeats

Per carità, Raboni ha tutto il rispetto che posso dare. Non potrebbe essere altrimenti, avendo letto alcuni tra i suoi bellissimi versi. Ma la semplificazione appare squilibrata, ovvero lontana dall’equilibrio – che dovrebbe sempre esserci – tra intelligenza e parzialità. E allora a questo equilibrio faccio appello. Voglio invitarvi, amici della nuova destra (gli amici di Farefuturo, ad esempio), a mantenere la vostra dignità intellettuale senza affannarvi a ricercarla in quella degli altri. Del resto non mi sembra che vi manchi consistenza. Come non vi mancano scrittori di una destra genuina da leggere e da commentare. E allora perché perdersi nell’inutile e paradossale gioco del pescaggio nella «vecchia» (e nuova) sinistra?

di Roberto Sassi , l’originale qui

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