vittorio feltri 150x150 La querelle infinita e il Feltri radicaleE’ di oggi il nuovo atto della querelle infinita tra Feltri e Farefuturo. Dopo le dure critiche del direttore del Giornale alla candidatura di Renata Polverini alla Regione Lazio («Votare Renata Polverini se fossi un cittadino del Lazio? Non se ne parla nemmeno.»), un’altra stoccata al Presidente della Camera, che viene assimilato, in un articolo di Gian Maria De Francesco, a Di Pietro e Fassino. Il motivo della polemica è la gestione degli immobili della «vecchia» Alleanza Nazionale, che sarebbero confluiti in una fondazione alla vigilia della fusione con Forza Italia. Immobili che, proprio come federo l’Idv e i Ds, con questo espediente non sono andati ad incrementare il già cospicuo patrimonio del Pdl.

La provocazione non è neanche troppo velata: i finiani usano rami paralleli per mantenere una considerevole autonomia. E, scoprendo il velo feltriano, si può immaginare che lo facciano per tenersi sempre aperta la possibilità di fuga. E’ possibile. Ma per effettuare una valutazione più completa bisogna tenere in considerazione anche (e l’articolo lo dice) che molti tra gli immobili «nascosti» appartenevano addirittura al partimonio storico dell’Msi. Si tratta di una scelta – quella di conservare questi immobili – che i berlusconiani convinti non faranno fatica a criticare, e che i finiani doc non mancheranno di difendere. Nell’ottica del partito unico, qual è il Pdl, può sembrare una scorrettezza, una ulteriore mancanza di fiducia. In una prospettiva più particolare, invece, può semplicemente rappresentare la necessità di autonomia, non solo ideologica (e ci mancherebbe che nel Partito della LIBERTA’ non si fosse liberi) ma anche economica e organizzativa. Si tratta semplicemente di capire se le fondazioni, che sono una realtà crescente (come non pensare alla neonata cicchittiana Riformismo&Libertà), possano avere diritto ad una certa indipendenza e fin dove possono spingersi. Fatto sta che i finiani, come dice il Giornale,

Hanno elargito al nuovo partito 6 milioni, chiudono con un avanzo di 10,3 milioni, una liquidità di 30,6 milioni di euro (la maggiore tra tutti i partiti italiani) e un patrimonio netto positivo per 38 milioni.

Mi chiedo: e dov’è lo scandalo? Se si insinua che per avere utili di un certo rilievo qualcosa di illecito è stato fatto, occorre anche portare delle argomentazioni probatorie. Altrimenti, visto che non c’è niente di male nella buona gestione del patrimonio, è meglio tacere. C’è da dire, però, che l’articolo denuncia anche qualcosa di importante e di ben più generale. Denuncia la Politica spa tout court, non risparmiando neanche il Pdl più strettamente berlusconiano e, naturalmente, il Pd. Critica aspramente, come Marco Pannella e i Radicali fanno da una vita, il sistema dei rimborsi elettorali (e quindi quelli che finiscono con il diventare finanziamenti statali ai partiti politici).

Questi fenomeni continueranno a essere possibili fino a quando «Politica spa» sarà una delle aziende più prolifiche del panorama «imprenditoriale» italiano, un’impresa la cui redditività non dipende direttamente dalla sua capacità di stare sul mercato, ma dalle elargizioni dello Stato, cioè dei cittadini, nei suoi confronti. Solo in questo modo si possono spiegare i circa 121 milioni di euro «rastrellati» sotto forma di rimborsi dalle otto principali formazioni che hanno partecipato alle elezioni politiche del 2008. Il totale poi supera i 160 milioni se si considerano i singoli partiti, che due anni fa si presentarono in coalizione o confluirono nelle due maggiori formazioni, Pdl e Pd. E che continuano a incassare i rimborsi delle elezioni 2006 e delle varie amministrative. Certo, finché i partiti continueranno a ricevere il quintuplo di ciò che effettivamente spendono, come segnalato recentemente dalla Corte dei Conti, questa tendenza è destinata a proseguire.

Che Feltri si stia convertendo e stia pensando di farsi Radicale? Bravo Vittorio…

8012093174926852112 1509117377562046801?l=robertosassi.blogspot La querelle infinita e il Feltri radicaledi Roberto Sassi, l’originale qui

 

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