E’ un Obama sul piede di guerra quello del post volo Amsterdam-Detroit. Palesemente scosso dal fallito attentato, che avrebbe potuto rigettare gli Stati Uniti e l’opinione pubblica nel panico seguito all’11 settembre, negli ultimi giorni il Presidente statunitense ha sfoderato un piglio decisionista e interventista degno dei predecessori Bush padre e figlio. La mannaia pare dover calare sullo Yemen, considerato l’artefice dello sventato pieno terroristico. Proveremo ora a descrivere la situazione politica yemenita per interpretare un pò meglio il perchè di questo atteggiamento militarista.
Lo Yemen dopo l’11 settembre , preoccupato di ripetere l’errore di schierarsi ideologicamente contro l’Occidente durante la prima guerra del ha deciso di cooperare alla lotta antiterrorista. Nel tentativo melodrammatico di farlo, però, ha sempre tentato di assecondare il più possibile le attese di una popolazione tribale e poverissima e di un’élite politica particolarmente sensibili all’antiamericanismo di Al Qaeda, optando per una condotta ondivaga e cerchiobottista, che ha consentito da un lato di evitare di diventare un bersaglio degli Stati Uniti e anzi di conquistarne l’amicizia, dall’altro di tenere lontane rappresaglie interne . La Comunità internazionale ha premiato il governo con l’aumento degli aiuti economici, con un atteggiamento di favore della Banca Mondiale e con l’avvio di progetti di sviluppo in varie regioni del Paese. Nel frattempo, per preservare gli equilibri interni, alle personalità delle tribù religiose sono stati garantiti incarichi e ruoli importanti nelle strutture statali. Per “soddisfare” le pressioni occidentali però è stato necessario trovare un nemico interno da sacrificare, e la scelta è ricaduta sulla «Gioventù credente», che viene accusata di essere finanziata dall’Iran e di essere vicina ad Hezbollah. Il gruppo, certamente antiamericano ma in origine estraneo ad atti terroristici, diventa oggetto di una campagna militare senza precedenti. L’offensiva contro la Gioventù Credente ha inizio il 18 giugno 2004 , presso i confini con l’Arabia Saudita. La violenza degli scontri determina migliaia di morti, sia tra i militari, che tra i ribelli, e gravi eccidi ai danni anche di civili, nonchè la morte del capo dei ribelli Al-Huthi. Ma era la Gioventù Credente il vero problema per la sicurezza? La risposta è tristemente negativa. Il Governo Yemenita ha sacrificato i giovani ribelli per poter continuare ad offrire protezione ai veri terroristi, quelli di Al-Qaeda, organicamente inseriti nelle strutture dello stato, nonchè sistematicamente tutelati e protetti dallo Stato. Pare sussista, anzi, un vero patto tra il Governo corrotto di Sahed e l’ideologo egiziano di Al-Qaeda Ayman al Zawahiri: lo stato concede protezione, passaporti e impunità ai guerriglieri di al Qaida che si muovono nello Yemen, e in cambio ottiene oramai da quasi un lustro aiuto militare contro i ribelli del Nord. Il gioco viene scoperto dagli Stati Uniti, che ”offesi” richiedono e ottengono l’autorizzazione di effettuare una serie di attacchi, continuati fino al 17 dicembre 2009, contro cambi di addestramento di presunti terroristi.
Quale sarà la prossima mossa? Il militarismo di Obama ha come scopo principale quello di spaventare il Governo Yemenita e di costringerlo a rompere i rapporti tenuti in maniera doppiogiochista con Al-Qaeda. Se così non avverrà anche Obama, capo di una superpotenza che si è fatta per anni prendere sonoramente in giro dal governo corrotto dello Yemen e che ha armato le truppe di questo stato contro l’agnello sacrificale di una inoffensiva “Gioventù Ribelle” sciita, si avventurerà in una guerra preventiva come il predecessore Bush. Con buona pace del tanto decantato New Deal…
di Carmelo Impusino






Però, sia colpa del governo yemenita in combutta con Al Qaida o di altri, qualcosa bisogna fare.
Credi che basti un fervorino?
Le tue idee sono quelle dell’ elettorato “liberal” di Obama. La palla al piede del presidente e del suo paese.
http://chiarodiluna-karl.blogspot.com/2010/01/la-prigione-di-obama.html
Ciao
Carlo
La tua soluzione è bombardarli come in Iraq? Guerra preventiva ? La mia passa sempre per la diplomazia e per l’ingegno. Se solo mettessimo in atto gli studi sulle fonti energetiche alternative ,già pronti da decenni, potremmo annullare il consumo di carburanti fossili ( che poi arricchiscono questi paesi) e costringerli a perdere il ruolo politico e militare che hanno, o forse addirittura alla fame. Poi a quel punto non credo che continuerebbero a investire in armi, addestramenti militari e in guerre.
In Yemen e Somalia di petrolio ce n’ è davvero poco.
Mi pare che la questione sia un’ altra.
Il problema vero di Obama, degli USA e di tutte le grandi democrazie occidentali è la visione del mondo “liberal”, che non è più liberale ed ha perso ogni contatto con la realtà.
I terroristi di matrice religiosa non sono fantasie da neocons. Non raramente sono immigrati di seconda o terza generazione laureati e con un buon lavoro.
I cattivi esistono davvero e i governi delle democrazie devono avere le mani libere per scegliere volta per volta lo strumento più idoneo a metterli in condizione di non nuocere.
Quando la violenza è necessaria devono poterla usare, commisurandola alle situazioni.
Ciao
Carlo
Lo Yemen è un paese piccolo rispetto a tanti altri leader della propuzione petrolifera, ma è comunque il trentunesimo al mondo, e l’estrazione è “recente”. Gas e petrolio stanno cominciando ad essere sfruttati solo da pochi anni, ecco il perchè dell’interessamento degli stati occidentali. Senza queste risorse, comunque, sarebbero letteralmente alla fame e sarebbero costretti a lasciare da parte armi e guerre per investire sulla crescita del Paese. Ora, invece, la popolazione è alla fame ma i soldi li hanno in quantità industriale in pochi e sono investiti nel peggiore dei modi.
Continuo a non vedere in gas e petrolio il problema.
Il petrolio dello Yemen sarebbero le sue straordinarie ricchezze architettoniche e paesaggistiche. I turisti occidentali accorrerebbero a frotte se ci fosse sicurezza.
Ma c’ è chi non vuole che questa ricchezza venga usata. E non sono certo gli occidentali.
Ripeto che a mio parere la Sinistra occidentale è devastata dalla mancanza di un genuino atteggiamento critico ed appesantita da un ammasso di macerie ideologiche che ostacolano il contatto con la realtà.
Gli stessi leaders espressi dalla Sinistra ne rimangono prigionieri, dopo averle usate per salire in alto.
Occorre ricostruire la Sinistra prima di tutto sul piano culturale, della visione del mondo. E ciò non può avvenire senza mandare finalmente a lavorare qualcuno che non ha mai lavorato davvero.
Ciao
Carlo.