Se nella civile Italia settentrionale un eurodeputato può contrastare la costruzione di una moschea, facendo camminare sul terreno prescelto (atto comunque violento e provocatorio) un impuro maiale, a Jos, città della Nigeria centrale, le armi sembrano essere l’unico modo per risolvere le controversie di tipo religioso. Sono 192 le vittime degli scontri che hanno visto protagonisti cristiani e musulmani nel quartiere a maggioranza cristiana di Nassarawa Gwom. Nella città, capitale dello Stato di Plateau, e nella vicina Buruku è stato imposto il coprifuoco anche per le ore diurne, in attesa che cessino le violenze.E’ una strage che purtroppo non sorprende, quella che sta avendo luogo, e che ha un precedente altrettanto drammatico nel massacro del novembre del 2008, quando quasi quattrocento persone persero la vita negli scontri avvenuti dopo le elezioni locali. Questa volta a scatenare le violenze è stata la decisione di innalzare una moschea in un quartiere a maggioranza cristiana, e il relativo trasferimento dall’area, per ragioni di sicurezza, di circa tremila cristiani. Così l’agenzia Reuters ha battuto, nel pomeriggio, la notizia:
“Domenica sera abbiamo seppellito 19 morti e 52 ieri. Ce ne sono al momento altri 78 in moschea da seppellire”, ha detto al telefono a Reuters il funzionario che sta organizzando le sepolture di massa a Jos. Novanta persone sono rimaste ferite nei violenti scontri, ha aggiunto il funzionario. La polizia locale ha imposto un coprifuoco di 24 ore, mentre cerca di evitare il ripetersi di disordini tra musulmani e cristiani che nel novembre 2008 causarono centinaia di vittime. Residenti riferiscono di sparatorie sporadiche e di numerose case in fiamme. La Nigeria ha circa lo stesso numero di cristiani e di musulmani, anche se la religiosità ha tradizionalmente un sostrato amnistia. Oltre 200 gruppi etnici convivono pacificamente nella parte occidentale del Paese, tuttavia un milione di persone sono state uccise nel corso di una guerra civile tra il 1967 e il 1970 e da allora scoppiano sporadici scontri religiosi.





