Ho intervistato Francesco Zanardi. E sono contenta d’averlo fatto. Perché la sua è una storia che merita di essere raccontata e d’essere portata a conoscenza di tutti. Invece le nostre televisioni e i nostri giornali l’han pressoché ignorata, impegnate come sono in altre e più alte battaglie (con SanRemo che tiene banco da un mese a questa parte).
Francesco è un ragazzo omosessuale che da anni convive con il suo compagno, Manuel. E da qualche mese ha deciso di istituzionalizzare la sua unione, chiedendo il riconoscimento di un matrimonio che, ovviamente, nel nostro paese non s’ha da fare. Francesco e Manuel potrebbero optare per la soluzione, certamente più facile, di sposarsi altrove (in Europa o negli Stati Uniti), ma hanno deciso di non piegarsi al bigottismo piccolo borghese e tutto italiano che impedisce loro una tutela concreta dei più elementari diritti civili ed umani. Vogliono sposarsi in Italia, e per questo portano avanti una lotta a colpi di sanzioni europee, scioperi della fame, appelli, lettere alle istituzioni e dinieghi della giustizia di casa nostra.
Una lotta per dei diritti, tra l’altro, che in via di fatto vengon già riconosciuti nel nostro ordinamento in capo ai soli onorevoli (o presunti tali) della Repubblica: senatori e deputati, infatti, possono far beneficiare i loro conviventi dell’assistenza sanitaria integrativa. Ma quando si tratta di ampliare le maglie della tutela la questione si fa critica. E a due ragazzi che si voglion bene è negata la possibilità di contrarre un valido matrimonio che garantisca loro, tra l’altro, il diritto alla successione.
Il Governo Francese, recentemente, ha dichiarato di voler abolire i pacs per introdurre nell’ordinamento statale la forma più solida delle Unioni Civili. Da noi a farla da padrone è ancora il radicato clericalismo misto alla bacchettoneria puritana di mera facciata per cui affolliamo le piazze del Family Day con divorziati che van in chiesa (forse) due volte l’anno.
La battaglia di Francesco e di Manuel è una battaglia sacrosanta, una battaglia di civiltà che non può (e non deve) essere ignorata. Non foss’altro perché a pagare le inadempienze italiane in seno all’Unione Europea siamo tutti noi (esattamente come facciamo per mantenere Rete4 al suo posto).
Se i nostri telegiornali ignorano o fanno finta di ignorare questa situazione, RADICALWEB non ha intenzione di unirsi alla massa di Ponzi Pilato che, un po’ per celia un po’ per non morire, preferisce tacere. Quindi, diamo spazio al TG1…
- Devo essere sincera con te, Francesco: pur condividendo a pieno la tua battaglia, ho delle riserve sul metodo che hai scelto: lo sciopero della fame. Da simpatizzante radicale non mi ha mai convinto abbastanza, specialmente a seguito degli usi ed abusi del filone pannelliano. Cosa ti ha spinto, in un paese istrionico come il nostro che tende a prendere poco in considerazione queste forme di lotta, ad un gesto così estremo?
Il nostro dialogo con le istituzioni è iniziato mesi prima dello sciopero, il fatto è questo. Siamo stati costretti ad un gesto che giustamente hai definito estremo. Il contesto nel quale agiamo è un contesto dimenticato e per tratti assurdo: il Governo Italiano ha ignorato un richiamo europeo dello scorso 22 gennaio, l’Italia ha firmato e ratificato il Trattato di Lisbona (trattato che abbatte tutte le discriminazioni e soprattutto quelle di carattere sessuale). Ora, perché firmare un Trattato se poi questo viene ignorato o semplicemente non applicato? E’ una situazione assurda. All’estero ne parlano tutti della nostra battaglia, mia e di Manuel, siamo finiti sulla CNN e sui maggiori network europei, solamente le televisioni di casa nostra non ci danno spazio, ne han parlato solo i siti gay. Qualcosa non funziona, evidentemente. Non voglio fare accuse, ma il nostro è stato un gesto estremo ed eclatante proprio per questo: se ci rivolgiamo al Parlamento Europeo ci sentiamo rispondere dagli addetti ai lavori che abbiamo smosso una situazione che era bloccata da 20 anni. La cosa triste è che se lasciamo questa questione in mano alle associazioni (e va da sé che mi auguro che Patanè possa contare su una forma di collaborazione migliore e più concreta) sarà difficile proseguire, e anzi ci ancoreremo ancor di più. Per cui andremo avanti.
- Appunto. La tua lotta non s’è fermata allo sciopero. Hai scritto ai deputati, quegli stessi deputati tra l’altro che per la loro lobby i pacs li hanno già da un pezzo, al Presidente della Repubblica, ora alla Carfagna, e sempre ricevendo picche, ma mai arrendendoti. Agli occhi di molti sei visto come un moderno Don Quisciotte che lotta contro i mulini a vento. Non ti pesa questa visione di te?
Assolutamente no. Preferisco questa visione che quella del triste immobilismo. Trovo sia peggio lamentarsi perché qui non abbiamo diritti e intanto non muovere nemmeno un dito perché cambi qualcosa. Che mi diano del Don Quisciotte non mi tocca, tanté che sono quelle stesse associazioni che anziché dar man forte alla mia battaglia per i diritti dei gay appoggiano Povia al Festival di SanRemo. Si tratta di una serie di specchietti per le allodole, in fondo. Voglio dire, dov’è il valore delle associazioni? Indipendentemente dal colore della bandiera, la lotta qui è comune. E’ inutile che “Arcigay” scriva fiumi di lettere per farmi smettere lo sciopero della fame e poi non intervenga concretamente con aiuti tangibili. Io sono una persona abbastanza drastica e realistica, non prego neanche in chiesa, figurati se mi metto a pregare Mancuso o Patenè… Però la situazione è assurda, ho portato avanti una manifestazione senza partiti e senza bandiere. Indipendentemente del fatto che io adesso mi sia schierato con i Radicali, semmai questa ora è una speranza in un esposizione del nulla, perché al di fuori non c’è nulla.
- Durante questo sciopero, spesso ignorato dai media, comunque mai portato alla televisione nazionale, quale è stato il sostegno dei Radicali?
I Radicali mi hanno aiutato moltissimo da sei, sette mesi a questa parte, soprattutto l’”Associazione Radicale Certi Diritti”. Il sostegno dei Radicali è stato enorme. Faccio un piccolo excursus: io e Manuel abbiamo deciso di tutelarci a seguito di un incidente a Mykonos lo scorso dicembre quando ho rischiato addirittura di morire. Volevamo delle garanzie che, ci siamo accorti fin da subito, sono istituzionalizzate in tutti i paesi europei, tranne il nostro. L’Italia ha pagato (e continua a pagare) sanzioni su sanzioni a fronte della sua inadempienza, ma nessuno s’è mai mosso concretamente. I Radicali ci son stati vicini fin dall’inizio, quando abbiamo iniziato a guardarci intorno e ci siam resi conto delle grandi differenze che intercorrono tra il nostro paese e gli altri. Inizialmente la nostra è stata una battaglia giuridica: siamo andati in Comune, abbiamo chiesto le pubblicazioni all’Ufficio Unioni Civili e ci è stato dato il diniego per cui l’abbiamo impugnato ai sensi degli artt. 29 e 3 della Cost. (l’art. 29 della Cost. della Repubblica, in tema di matrimonio, non fa riferimento alla necessità di una coppia eterosessuale, fondando tale istituto sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi in senso ampio; mentre l’art. 3 della Cost. garantisce il diritto all’uguaglianza, n.d.r.).Il ricorso è ora in mano all’avvocatura di “Certi Diritti”. I Radicali son sempre stati presenti, ci son sempre stati vicini e non per una questione di mera facciata, non per fare del populismo sconfinante in semplice pubblicità elettorale, come invece hanno fatto molte altre parti politiche e non. Anna Paola Concia ha cercato di appoggiarci, ma in mezzo al vuoto. Su novecento e passa deputati non mi basta, non mi può bastare, Anna Paola Concia che picchia i pugni. Io non son venuto a salvare il mondo, non è questa la mia pretesa, io mi sono attivato dopo 30 anni di movimento che è ormai ridotto all’immobilismo più totale ed a un sistema di lobby che preferisce collaborare col Governo piuttosto che appoggiare la lotta per i diritti civili ed umani.
- Ti sei candidato con i Radicali in Liguria…
Anzitutto vorrei chiarire che la candidatura con i Radicali non c’entra niente con questa storia. Anzi, è avvenuta un mesetto fa, tramite i Verdi e i Radicali appunto e ho accettato, ma non era assolutamente una cosa predisposta prima, o comunque premeditata, ecco. La mia candidatura tra i Radicali ha suscitato molte polemiche, lo so, me ne hanno dette di tutti i colori e io non ho risposto. Non ho risposto pubblicamente perché non ne vale la pena. E’ stato difficile affrontare tutto.
Ora abbiamo chiesto al Ministro Mara Carfagna di intervenire. Oggi Emma Bonino ha cominciato uno sciopero della fame perché la situazione già critica delle candidature radicali in tutta Italia è andata al tracollo. Sapevamo che era molto difficile e vorrei dire a tutti coloro che pensano che io abbia fatto questo gesto per candidarmi in politica che sbaglian di grosso: se il mio intento fosse stato questo mi sarei candidato con il PDL così avrei avuto la poltrona sicura, non di certo con i Radicali. Ho deciso di candidarmi con i Radicali perché sono gli unici, oggi, a garantirmi uno spazio per poter continuare la mia battaglia, avendo alle spalle delle associazioni efficienti, efficaci e che funzionano che da anni si occupano di queste tematiche. Questa mia candidatura è semplicemente un modo per portare avanti la mia battaglia: e tale dichiarazione che ti faccio, bada bene, è una spiegazione della mia candidatura in politica, non una giustificazione perché credo che di giustificazioni non sia tenuto a darne.
Claudia Osmetti per RADICALWEB.






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I miei complimenti a Claudia: ti sei davvero superata !
E tanti complimenti a Francesco Zanardi per le battaglie che quotidianamente porta avanti. Un sentito ringraziamento per aver rilasciato questa stupenda intervista alla nostra penna d’assalto valtellinese.
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