I dati del Rapporto Oasi 2009, prestigioso quanto “doloroso” studio sullo stato di salute della Sanità italiana , evidenziano ancora una volta l’enorme eterogeneità dei Sistemi Regionali Italiani, che si differenziano in maniera eclatante sia per efficienza economica che per qualità dei servizi resi all’utenza. Il dato che più balza all’attenzione degli addetti ai lavori è che oltre il 68% dell’intero debito sanitario nazionale del 2008 è incredibilmente costituito dal disavanzo accumulato da sole due regioni: Lazio e Campania. Il debito sanitario laziale 2001-2008 ha raggiunto la cifra-record di 11 miliardi di euro, 7 dei quali accumulati durante l’ultimo quadriennio sotto la guida del dimissionario Governatore Piero Marrazzo. Nel corso del 2008, in particolare, il disavanzo laziale è cresciuto di 1 miliardo e seicentotrentanovemilioni di euro. Va un po’ “meno peggio” nell’altra vergogna della Sanità italiana, la regione Campania guidata da oramai otto anni dall’ex Sindaco di Napoli Bassolino, nella quale il disavanzo 2001-2008 , cresciuto di 500 milioni di euro nel corso del 2008,ammonta “soltanto” alla paurosa cifra di 7 miliardi di euro. Accanto a questi due esempi di cronica inefficienza vanno registrate altre realtà fortemente negative, come quelle della Puglia, dell’Abruzzo, della Calabria, della Sicilia, della Sardegna e della Liguria ( Regione che però ha fortemente limitato le perdite nell’ultimo quadriennio). A fare da contraltare a tali incresciosi dati vanno registrate anche situazioni di pareggio di bilancio ( o addirittura di avanzo ) in altre Regioni. Nel 2008, infatti, ben dieci sistemi sanitari regionali sono riusciti a chiudere il bilancio annuale in pareggio o in attivo: si tratta di Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Province Autonome di Trento e Bolzano, Umbria, Marche, Piemonte, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia. Quest’ultima Regione, addirittura, nel periodo 2001-2008 ha complessivamente registrato un avanzo di 137 milioni di euro, unica nell’intero panorama nazionale. Come possono essere spiegati questi dati così eterogenei e contrastanti? Va preliminarmente detto che gran parte della spesa sanitaria delle regioni “in rosso” è costituita da “Costi per prestazioni affidate all’esterno”, vale a dire spesa per la “Farmaceutica convenzionata”, per l’ “Ospedaliera e la specialistica accreditate” , per la “Medicina di base” e per forme di assistenza integrativa, riabilitativa, protesica. Nel bilancio della Regione Lazio del 2007, l’ultimo pubblicato dal Rapporto Agenas, tali voci costituiscono quasi il 50% dei Costi della Produzione complessivi. La “Spesa farmaceutica convenzionata”, in particolare, è una voce totalmente fuori controllo. Il Lazio, con 5 milioni abitanti, nel 2007 ha speso per tale voce oltre un miliardo e trecento milioni di euro, soltanto il 20% in meno della Lombardia (1 miliardo e seicento milioni), che però conta 9 milioni di abitanti. Dividendo il totale della spesa farmaceutica per il numero di abitanti delle due Regioni risulta che nel 2007 per ogni cittadino della nebbiosa e rigida Lombardia la spesa farmaceutica è stata di 182,2 euro, mentre per ogni cittadino del mite Lazio è stata di 260 euro, molto più alta anche di quella campana ( 197 euro pro-capite).
Le spiegazioni possibili sono due: o i laziali si ammalano molto più dei lombardi o, assai più probabilmente, con la farmaceutica laziale molti ci speculano e moltissimi ci si arricchiscono. Altra voce totalmente sproporzionata nelle regioni in “rosso” è quella relativa ai Costi del Personale: ben 3 miliardi e 300 milioni di euro in Campania (35% dei costi di produzione totali), e quasi 3 miliardi di euro in Lazio nel 2007. Se dividiamo i costi del personale per numero di abitanti risulta che ciascun cittadino laziale paga per il personale sanitario regionale 600 euro, ciascun cittadino campano 580 euro, mentre ciascun cittadino lombardo 513 euro. Il paragone sarebbe ancora più infausto se effettuato con altre regioni virtuose come Toscana ed Emilia Romagna. Le ragioni di ordine economico non possono che fondersi inscindibilmente con quelle di ordine sanitario. Le entrate dei sistemi regionali derivano, infatti, in massima parte dai rimborsi erogati dallo stato per le prestazioni sanitarie rese dalle Aziende Sanitarie Locali ed Aziende Sanitarie Ospedaliere presenti nel territorio regionale. Tali rimborsi sono forfettari e prestabiliti per ogni tipo di prestazione resa, secondo il modello dei DRG. Ogni intervento per appendicite, ad esempio, è rimborsato dallo stato secondo una tariffa (DRG) che si presume sufficiente a coprire tutti i costi di erogazione e ad assicurare all’erogante anche una percentuale minima di “guadagno”. Perché, allora, regioni come la Toscana, la Lombardia , l’Emilia Romagna ed altre ancora riescono ad erogare le prestazioni restando all’interno dei costi rimborsati dai DRG, mentre Lazio e Campania vanno fortemente in passivo? La risposta sta nell’inefficienza organizzativa, nell’inappropriatezza delle cure, nell’inadeguata distribuzione del personale ed errata allocazione delle risorse produttive, nell’incapacità di tagliare i costi, gli sprechi ed i privilegi di potentati che vivono in maniera parassitaria a spese dei contribuenti, ed inevitabilmente nelle collusioni tra politica e amministrazione. I Direttori Generali delle ASL e ASP, infatti, sono nominati direttamente dagli organi politici regionali, mentre Direttori Amministrativi e Direttori Sanitari sono nominati dai Direttori Generali. Se la politica è lungimirante sceglie Direttori Generali capaci e li lascia operare secondo logiche imprenditoriali e di mercato, che poi coincidono anche con la soddisfazione dei bisogni dei pazienti. Se la politica, al contrario, pensa più a finalità propagandistiche ed elettorali che alle esigenze dell’utenza del Servizio Sanitario allora sceglie Direttori Generali che possano assicurare migliaia di voti, una totale fedeltà al partito di Governo e la perfetta e puntuale esecuzione degli ordini impartiti. Una politica lungimirante, in buona sostanza, non si preoccupa di accorpare ospedali e reparti, di sopprimerne alcuni se inutili e dispendiosi, di trasferire personale da una struttura all’altra. Una politica che non lo sia e che badi in maniera autoreferenziale ai propri interessi, al contrario, non chiuderà mai un ospedale con 20 o 30 posti-letto ( e ne esistono molti soprattutto nel Sud-Italia), non accorperà mai reparti e unità operative dispendiosi, non sopprimerà mai postazioni di guardia medica soprannumerarie, non si farà scrupoli nell’assumere personale inutile e conferirgli a pioggia qualifiche dirigenziali, non taglierà mai privilegi ingiusti ma remunerativi per ambienti fedeli e utili al momento della campagna elettorale. Ecco perché avere come Governatore Vasco Errani o Formigoni invece di Marrazzo (e prima ancora Storace),Bassolino e Loiero può fare la differenza. A confermarlo sono i dati, i bilanci e soprattutto il livello di soddisfazione degli utenti del SSN, che indubbiamente è più alto per i lombardi, per i toscani, per gli emiliani e i romagnoli e molto più basso per gli abitanti laziali e campani. E’ un dato di fatto incontestabile, infatti, che i sistemi sanitari regionali efficienti dal punto di vista economico sono anche quelli nei quali più elevata è la qualità dei servizi resi all’utenza.
Avv. Carmelo Impusino, Master in Diritto e Management Sanitario presso l’Unical nel 2009.






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