Se la destra liberale e dei diritti (quella finiana, per intenderci) riesce a riscuotere le simpatie di Vladimir Luxuria, significa che qualcosa si sta muovendo per davvero – anche se, per adesso, non si capisce bene in quale senso. Solo così si può spiegare – rifiutandosi di pensarlo come un atto opportunistico, che non sarebbe certo cosa avulsa alle logiche politiche – il flirt in diretta televisiva col ministro La Russa. L’ex deputato di Rifondazione Comunista non nega che, se glielo chiedessero, sarebbe pronta a candidarsi col Pdl. E si dichiara affascinata dalla personalità politica di Gianfranco Fini e da tutto l’armamentario ideologico (o post-ideologico?) che l’ex leader di An ha portato nel calderone della politica nostrana. L’apertura alle coppie di fatto da parte del candidato alla Regione Lazio, Renata Polverini (che s’è messa improvvisamente a fare l’Emma Bonino), ha fatto il resto: Luxuria è pronta ad avere un futuro pidiellino. C’è da chiedersi cosa ne pensano gli amici leghisti, che in passato non hanno certamente lesinato insulti. Oppure cosa ne pensa il Ministro della Gioventù (ma di vecchio stampo), Giorgia Meloni. Del resto fu proprio lei a dire, parlando di Luxuria, che «il Parlamento è diventato un circo Barnum». Al di là del folklore parlamentare e delle cazzate (o sparate, se preferite) di certuni benpensanti, le idee della nuova destra destano l’attenzione di soggetti fino a qualche anno fa lontani anni luce. Mentre la sinistra non riesce (o non sa o non vuole) più farsi portavoce delle minoranze e delle più importanti questioni civili. La verità è questa, che piaccia o no agli ex comunisti, novelli democrats. Ed è impensabile che alle urne, questa verità, non si manifesti. Almeno in forme di protesta elettorale, come l’astensionismo. E in politica il silenzio degli elettori non è mai assenso.





