Ieri sera nel dare uno sguardo al mio fedele compagno “Televideo” mi sono imbattuto in una notizia a dir poco particolare. La Corte di Cassazione ha condannato per stupro a 4 anni di reclusione il cliente di una prostituta che, dopo aver dato libero sfogo ai propri istinti primordiali, non ha pagato la prestazione. La sentenza mi ha lasciato un pò perplesso perchè in un Paese come l’Italia, nel quale lo spettro dell’evasione fiscale è sempre al centro delle cronache politiche e nel quale gli evasori sono considerati la peggior peste possibile, questa fortunata prostituta, che evidentemente non paga tasse e lavora in nero è riuscita in un’impresa incredibile, quella di fare condannare qualcuno addirittura a 4 anni per non aver pagato una prestazione resa in totale regime di evasione fiscale ( prestazione peraltro compensata sulla base di un tariffario orario che fa invidia a quello di un notaio ) .
Se ci pensate bene è’ come se un ipotetico lavoratore di colore andasse a raccogliere “in nero” arance per 25 euro al giorno ( per 10 ore lavorative) a Rosarno (cronaca recentissima) , il datore di lavoro non lo pagasse ( anch’essa cronaca assai frequente e tristemente recente), e poi il lavoratore riuscisse a far condannare lo sfruttatore da un giudice a 4 anni di galera per l’umiliante e disumano sopruso della retribuzione negata. Cosa del tutto impossibile in questo Paese. Significherà mica che per la Legge è maggiormente meritevole di tutela una Escort ( o prostituta che dir si voglia) piuttosto che un povero Cristo ? Con tutto il dovuto rispetto per le prostitute ( e devo dire che la condanna dell’elemento in questione non mi dispiace affatto in linea di principio, ma è totalmente fuori dalla logica se si pensa tutto ciò che di ben più grave è tollerato) è possibile dire che è ‘ davvero un paese che va a puttane questo, oppure no ?
Vi propongo qui il resoconto della notizia
Tratto da www.ilgiornale.it
Rischia una condanna per violenza sessuale il cliente della prostituta che dopo il rapporto non le dà il compenso pattuito. A stabilirlo è stata proprio la Corte di cassazione. A farne le spese Diego S. che, essendosi rifiutato di pagare Laura S., è stato appunto condannato per stupro.
Ricorso respinto La sentenza ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione, con interdizione perpetua dagli uffici attinenti la tutela e la curatela, inflitta dal tribunale di Genova a Diego S. per violenza sessuale e violenza privata, condannandolo anche a risarcire i danni alla vittima con una provvisionale di duemila euro. L’imputato non aveva pagato una prostituta, Laura S., e quindi era finito sotto processo: nel suo ricorso a Palazzaccio, aveva lamentato il fatto che i giudici del merito avevano ricondotto tutto “al giudizio di assluta attendibilità della teste, parte offesa e di credibilità di quanto da essa dichiarato in merito allo stato di soggezione che avrebbe causato nella donna una supina accettazione delle iniziative sessuali del prevenuto”. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso: “La vicenda non può inquadrarsi – spiegano gli “ermellini” – in quella fattispecie particolare nella quale la donna risulta consenziente all’inizio del rapporto sessuale, per poi, manifestare il proprio dissenso a continuarlo visto che, nel caso in esame, la vittima aveva già manifestato all’imputato di essere solo in attesa del pagamento del dovuto, per l’attività dalla stessa prestata, come ab origine concordato tra le parti”.
Cancellare le tracce Correttamente, scrive la Cassazione, i giudici di merito hanno ritenuto che “non sussiste dubbio che l’imputato avesse piena coscienza e consapevolezza del sopruso che stava consumando in danno della donna: il comportamento di costui – si legge nella sentenza – ne costituisce prova, in occasione della richiesta al portiere dell’albergo di distruggere le schede di permanenza nell’hotel dove era avvenuto l’incontro. Ciò, osserva la Supprema Corte, evidenzia il desiderio dell’imputato di non lasciare traccia della permanenza, circostanza spiegabile solo con lo scopo di precostituirsi la possibilità di una futura negazione, “che non avrebbe avuto senso se colà si fossero consumati rapporti consensuali e non imposti”.
di Liberlex






[...] Guarda Originale: Altro che lavorare in nero nei campi !Meglio evadere prostituendosi. [...]
mi sembra leggermente forzato, l’uomo è stato condannato per la violenza sessuale o per il fatto che non ha pagato? mi sembra di dedurre che è stato condannato per violenza sessuale, il fatto che non pagasse le prestazioni non è che un dettaglio ininfluente ai fini della condanna.
No, violenza sessuale non ce ne è stata in questo caso, è anche esplicitato in altri articoli e rassegne. Hanno fatto normalmente l’amore, pattuendo un prezzo ( entrambi consenzienti, non c’è stata alcuna forzatura). Dopo di che non è stato pagato il prezzo della prestazione. Il dissenso verteva sul prezzo, non di certo sull’esplicazione dell’attività sessuale . Tutto ciò è stato considerato dalla Cassazione stupro, perchè si ritiene probabilmente che se la donna fosse all’inizio consenziente ma alla fine del rapporto non lo fosse più per il mancato pagamento del prezzo.
E’ una ricostruzione assai forzata quella della Cassazione, ma non c’è stata violenza fisica da quel che risulta . Ma comunque l’ho pure scritto, non mi spiace affatto per la condanna di questo elemento. Ciò che mi chiedo.. Ma perchè certi principi non li si applica anche a ben altri campi, nei quali il sopruso è la regola e mai è stata pronunciata una sentenza di questo genere?
mi sembra leggermente forzato, l’uomo è stato condannato per la violenza sessuale o per il fatto che non ha pagato? mi sembra di dedurre che è stato condannato per violenza sessuale, il fatto che non pagasse le prestazioni non è che un dettaglio ininfluente ai fini della condanna.
[...] Guarda Originale: Altro che lavorare in nero nei campi !Meglio evadere prostituendosi. [...]