In queste ultime settimane, complici i referendum per il ”No alla privatizzazione dell’acqua” promossi da quattro movimenti della sinistra italiana e sostenuti dalla C.G.I.L. , si è fatto un gran parlare del Caso Arezzo, città che, secondo gli oltranzisti del No ,costituirebbe un classico esempio di sistema privatizzato, con pessimi risultati sia dal punto di vista dell’erogazione del servizio che dei costi economici per i cittadini. Puntando sulle inefficienze di Arezzo, in buona sostanza, si sta facendo campagna elettorale contro il Decreto Ronchi e le sue misure e a sostegno delle istanze referendarie.
Nel corso di questo articolo si proverà a ristabilire un minimo di corretta informazione, descrivendo il sistema aretino e provando a capire perchè esso – che tutto è, tranne un modello privatizzato- abbia prodotto risultati così negativi.
La provincia di Arezzo sin dal 1999 ha affidato in gestione il proprio servizio idrico ad una Società per Azioni , la “Nuove Acque S.P.A.”, e ciò dal punto di vista formale lascia pensare ad una privatizzazione del servizio, ma ciò che viene trascurato è che la maggioranza delle azioni ( il 53.8%) dei tale Società è pubblica, come nella peggiore tradizione italiana, mentre le restanti quote sono di proprietà della società privata “Intesa Aretina”, alla quale partecipa anche la multinazionale francese Suez, nonchè Monte dei Paschi di Siena. L’attuale Presidente è Paolo Ricci ( ex sindaco di centrosinistra, e fautore di questa finta privatizzazione all’italiana) mentre l’Amministratore delegato è il francese Jerome Douziech.
Il perchè non possa parlarsi di privatizzazione del servizio idrico è di lampante evidenza. I 37 comuni consorziati nell’A.T.O. 4 hanno optato per l’affidamento del servizio non al mercato ed alle sue regole , ma ad un soggetto monopolista misto pubblico-privato, che vive al di fuori da ogni logica di concorrenza ed è controllato peraltro da pesantissime mani pubbliche, esposte per definizione a logiche politiche e non imprenditoriali.
Come definire Mercato o Privatizzazione ciò che è in realtà è un sistema privo di concorrenza e a maggioranza pubblica ? Senza concorrenza non può esserci un vero e proprio mercato, e la presenza ingombrante e maggioritaria del settore pubblico nella Società erogatrice del servizio fa si che in nessun modo possa parlarsi di privatizzazione.
Nell’ambito dei 37 Comuni coinvolti nel progetto è “ovviamente” interdetta a qualunque altro operatore economico la possibilità di erogare i servizi idrici: senza concorrenza è inevitabile che i prezzi rimangano alti o che addirittura aumentino, il monopolista ( nel caso di specie pubblico e privato al contempo) ha tutto l’interesse a massimizzare i propri profitti e ovviamente ha gioco facile nel farlo, atteso che al povero consumatore non è lasciata alcuna possibilità di uscire dal sistema e di passare ad un altro operatore.
Chiamiamo, pertanto, il caso Arezzo col proprio nome: “Capitalismo dell’Ente Pubblico, d’intesa col privato”, una forma “localizzata” di quel capitalismo di stato che da oltre un decennio sta caratterizzando sistemi economici come quello cinese, e che tanti danni ha già prodotto in Italia dagli anni novanta ad oggi.
Carmelo Impusino
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Ad Arezzo la privatizzazione dell’acqua, è stata una vera buffonata, che solo delle menti contorte poteva partorire, sull’onda di quel mentecatto di D’Alema allora al comando della vita politica italiana, la sinistra aretina aiutata da tutti i sindaci della provincia, ha messo nelle mani dei francesi un bene primario come l’acqua, e a capo di questa pseudo società Nuove Acque, ci ha piazzato un ex sindaco di Arezzo in conto DC.
Ecco questo è il pasticciaccio della sinistra
Di certo è una situazione assai anomala, peggio di così non poteva essere impostata l’erogazione del servizio.
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