sakineh11 150x150 Sakineh e lagghiacciante ipocrisia dei moralisti a corrente alternataIo non faccio del populismo. Sono troppo orgogliosa per farlo e comunque, per indole personale, tendo a considerare il senso comune impreciso e fallace. Mal sopporto l’oclocrazia, tanto che se mi capita di sentire un discorso demagogo alla tv, contro mio padre che lo giustifica con le parole “E’ un politico, cosa dovrebbe dire?”, mi incazzo e mi sale la febbre. Perché credo che gli italiani un cervello lo abbiano, che tutto sommato lo usino, e che quindi sia un disservizio alla loro intelligenza parlare tramite cliché e frasi fatte di sicuro impatto elettorale.

Che una donna stia per esser lapidata è una cosa agghiacciante. Difficilmente riesci a prender sonno all’idea di quanto possa esser terribile attendere in qualche cella buia che vengan a prenderti per riempirti di pietre. Nella migliore delle ipotesi ti viene la pelle d’oca, il senso di nausea. Siamo tutti d’accordo: la lapidazione è una barbarie inaccettabile.

Si sono mobilitati, infatti, tutti. Da Carlà a Francesco Totti, passando per Ligabue e la lista sarebbe giustamente troppo lunga. Tutti personaggi pubblici che si battono per salvare la vita di Sakineh Mohammadi Ashtiani. Perché è giusto farlo per tenere pulita la coscienza perbenista con l’ultima battaglia sulla bocca di tutti. Perché fa ganzo esser impegnati nel sociale, mostrarsi seri di tanto in tanto. Come quando alla neo MissUniverso chiedi Cosa-farà-per-prima-cosa-domani? e la poveretta risponde imbarazzata Combatterò-la-fame-nel-mondo. Capiamoci, “l’indifferenza è il più grande peccato mondiale”, cantava Jovanotti qualche anno fa. Ma il secondo è l’impegno sociale dovuto che si nutre solo sotto le luci della ribalta. Del Darfur, che pure tanto interessava il Jet Set politico-culturale-hollywoodiano tempo fa, non interessa più niente a nessuno?

Altro punto, e apriti cielo. La condanna di Sakineh Mohammadi Ashtiani alla lapidazione (che – a scanso di equivoci – ribadisco essere un atto di crudeltà primitivo e raccapricciante) è stata emessa per aver partecipato al complotto che ha ucciso il marito. L’ha confessato proprio lei, se non ricordo male, ad una tv iraniana. Può averlo fatto a seguito di pressioni che noi occidentali non consideriamo propriamente civili, come la tortura, è vero. Ma questo ci porta ad altre considerazioni. Perché non l’accettiamo in questo caso e allo stesso tempo facciamo orecchie da mercante quando sono i Marines americani a fare lo stesso? Perché non ci indigna allo stesso modo la procedura della “Rendition” che, dopo il “Patriotic Act”, permette ai militari americani di estorcere informazioni sul terrorismo internazionale con qualsiasi mezzo? Siamo abituati ad utilizzare due pesi e due misure. E per prevenire i maligni: non sto giustificando la tortura nel caso di Sakineh, la sto condannando tout court.

Ma ancora. La pena di morte è ammessa in tanti stati “civilizzati”, tra cui la rispettabilissima America e l’ancor più esimia Cina. Per cui mi sembra corretta la battaglia di Amnesty International che chiede il cambiamento della modalità di esecuzione della condanna a morte nell’impiccagione. Ma mi sembrano del tutto incoerenti quelli che orano strillano all’inciviltà quando fino a ieri non avevano mai letto “Dei delitti e delle pene”, e anzi ne sputavan sentenze.

Comunque possiamo star tutti sereni. Theran ha tranquillizzato Frattini, notizia di ieri. E Frattini ha tranquillizzato Theran che comunque – lapidazione o non lapidazione – i rapporti bilaterali tra Italia e Iran non subiranno rotture, notizia di oggi. Ed è proprio questo che intendo quando dico che è facile fare bel viso a cattivo gioco per guadagnarsi l’appoggio dell’opinione pubblica.

Insomma, credo che questa storia si stia tristemente risolvendo nel classico polverone che fa tanto comodo ai telegiornali e al mondo dello spettacolo che pretende di pontificare di morale ed etica quando sguazza esso stesso nell’incongruenza e nell’indecenza e nella disonestà intellettuale. “La morale ha spesso il sapore di un incubo”, scrisse una volta Oriana Fallaci.

di Claudia Osmetti

 

lg share en Sakineh e lagghiacciante ipocrisia dei moralisti a corrente alternata