Vi segnaliamo questo articolo della Gazzetta di Mantova, pubblicato su Facebook da Valeria Monti, una dei quasi 300 contatti amici delle due pagine FB di Radicalweb.org. La lettura del pezzo apre scenari a dir poco imbarazzanti e scovolgenti sulle modalità in cui i partiti politici ( probabilmente tutti tranne uno, indovinate quale) sono soliti presentare le liste elettorali. Nell’invitarvi a commentare con noi questa notizia , ringraziamo vivamente l’attenta lettrice che l’ha scovata. Da parte nostra proviamo ad agevolarne la diffusione nel web pubblicando questo articolo, e invitando i nostri lettori e i visitatori a condividere il più possibile la pagina della Gazzetta di Mantova citata da Valeria Monti o anche questo pezzo sulle proprie bacheche.
La condanna
Malacarne, insieme con l’ex consigliere comunale di centrosinistra, Luciano Tonelli, ha patteggiato una condanna a sei mesi, pena sospesa. Il primo ha ammesso di aver falsificato o fotocopiato circa 200 firme; il secondo, di averle autenticate sulla parola perché legato a Malacarne da un rapporto di amicizia. La vicenda si sarebbe chiusa qui, con il patteggiamento, se Malacarne non avesse rivelato di aver inviato quel pacchetto di firme a Milano, su insistenti richieste del regionale della Destra, perché ritenute preziose per la lista che appoggiava Formigoni. Lo stesso ex esponente della Destra tiene a precisare di non sapere, a tutt’oggi, se le firme raccolte a Mantova siano state poi presentate a Milano. E’ una domanda alla quale vorrebbe che venga data una risposta.
Stoppato dalla Digos all'ufficio elettorale
Il giorno della scadenza della presentazione delle liste, siamo a marzo, Malacarne si presenta all’ufficio elettorale con il lungo elenco di sottoscrittori (era sua intenzione candidarsi a sindaco). Duecento firme autenticate, sulla fiducia, dall’amico consigliere Tonelli. Ma qui trova ad aspettarlo gli agenti della Digos, allertati da un sostenitore del Pdl, che gli contestano l’irregolarità delle firme. Malacarne, a quel punto, sa di non avere alcuna chance e rinuncia a candidarsi, ritirando anche la lista della Destra. Fine della storia, ma solo in apparenza. Dalla Procura parte l’accusa di falso ideologico.
La confessione
I due, Malacarne e Tonelli, caso molto raro nei processi per firme false che si registrano a ogni tornata elettorale, davanti al magistrato ammettono le loro responsabilità e patteggiano. «Un’ingenuità in buona fede» si difendono. Ma accettano, senza vittimismi, il rigore della legge. Malacarne, 63 anni di Mantova, artigiano, uscito dalla Destra e ora impegnato a costituire un circolo di Futuro e Libertà, rivela alla Gazzetta di Mantova: “Le stesse firme giudicate false dalla Procura di Mantova, e che mi sono costate una condanna sei mesi, le inviai alla segreteria regionale della Destra. Me le avevano chieste a ripetizione”. “Insieme a questo blocco, 200 firme, ne mandai un’altra quarantina, sempre in fotocopia. Ma erano firme che avevo raccolto addirittura nel 2005, alle precedenti elezioni amministrative. Oggi, condannato per un errore in buona fede, chiedo: quelle firme sono state utilizzate per presentare la lista della Destra che appoggiava il governatore Formigoni? Vorrei saperlo». (pda) Consulta anche : Tutti i candidati e tutte le liste delle comunali 2011 Milano





