Io, se fossi dio, maledirei davvero i giornalisti e specialmente tutti, che certamente non sono brave persone e dove cogli cogli sempre bene. Compagni giornalisti, avete troppa sete e non sapete approfittare delle libertà che avete… Avete ancora la libertà di pensare, ma quello non lo fate e in cambio pretendete la libertà di scrivere e di fotografare…

Io, se fossi dio, e mi capitasse in questi giorni di dare uno sguardo alla televisione italiana, un po’ per celia un po’ per non morire, penserei di aver fatto un gran bel casino. Siamo onesti. Io, se e fossi dio, mi metterei le mani nei capelli e mi autoreciterei un mea-culpa-mea-culpa-mea-maxima-culpa. Probabilmente chiamerei anche a raccolta tutti i picciotti della cricca e organizzerei un bel Giorno del Giudizio ad hoc, ve-lo-faccio-vedere-io-il-processo-breve.

Ma, purtroppo o per fortuna, dio non lo sono. Sono solo un comune mortale che di fronte agli attacchi di questi giorni alle ultime due briciole di dignità che forse, forse, la Giustizia italiana ancora aveva reagisce come può. Cioè male. Con la rabbia che gli sale fino al cervello e la coscienza stanca di chi realizza che, dopo tutto, era scontato che si arrivasse a questo punto. Quando-tocchi-il-fondo-puoi-sempre-metterti-a-scavare.

L’ho scritto tante volte, e ne sono profondamente convinta. L’Italia è il paese del metateatro dove ciò che conta è come si appare e dove si appare. Ammettiamolo, a noi italiani piace fare cagnara, l’istrionismo ce l’abbiamo nel sangue, non distinguiamo il palco dalla platea e tendiamo a prender tutto con sufficienza perché ciò che è finzione non è realtà e quindi non ci tocca direttamente.

Invece no. Ci tocca direttamente. Eccome. Ci tocca direttamente perché con questo modo immaturo di esorcizzare chissà quale problema esistenziale stiamo distruggendo secoli di scuole giuridiche e filosofie giustizialiste. Stiamo banalizzando senza ritegno il sistema giudiziario che, ça va sans dire, non navigava in buone acque nemmeno prima. E la colpa è di tutti. Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti.

Io, se fossi dio, e mi capitasse in questi giorni di dare uno sguardo alla televisione italiana, che-io-me-ne-scampi, mi troveri ad assistere a quello che definirei il Processo del Burlesco, dove le udienze si tengono negli studi televisivi e gli avvocati non sono capaci di fare un’arringa in Tribunale ma la faccia da cane bastonato il-mio-cliente-è-innocente da Barbara D’Urso gli riesce benissimo. Dove le persone informate dei fatti non si recano in Questura perché dura fatica, ma messaggiano in diretta con qualche giornalista durante una puntata di Quarto Grado (Parentesi: Che titolo triste per una trasmissione di attualità! Quasi ad insinuare che l’ultima parola nel processo giurisdizionale la debba dare la televisione e non un magistrato. Mi si gela il sangue nelle vene al solo pensiero. Chiusa parentesi). Dove il “segreto istruttorio” esiste solo come parola d’effetto svuotata completamente di significato e dove ci si riempie la bocca di un’infinità di paroloni come intercettazioni ambientali e incidente probatorio e reati penali (perché esistono anche reati non penali?) e contraddittorio e fermo e convalide di arresto senza avere una minima idea di cosa voglian dire. Un enorme disservizio alla società che ha il diritto di essere informata e un insulto alla mia intelligenza di dio fittizio.

Si, mi sto riferendo al caso di Sarah Scazzi. Perché provo una profonda tristezza mista a vergogna nel pensare che questa innocente ragazzina di quindici anni sia stata uccisa e forse violentata, che il suo corpo sia stato occultato e nascosto chissà dove, e che tutto questo evidentemente non sia bastato perché ora infieriscono anche le pseudo-televisioni e gli pseudo-giornali che ci propinano una pseudo-informazione che in realtà risponde solo, e anche abbastanza accuratamente aggiungerei, al gusto morboso, eccessivo e patologico di un pubblico che confonde il Commissario Montalbano con la Questura di Taranto. Sarah Scazzi non si merita questa ulteriore umiliazione.

Non voglio entrare nel merito della questione perché mi sentirei l’ennesimo scribacchino frustato che pontifica teorie senza conoscere i fatti e proverei dello schifo nei miei stessi confronti. Voglio solo dire che stiamo andando allo sfascio, signori miei. Voglio solo dire che io, se fossi dio, di fronte a questo Tribunale dell’Assurdo che garantisce la Giustizia tramite televoto, che sembra uscito da una commedia di Feydeau, che riapre casi vecchi di decenni perché l’hanno-fatto-vedere-ad-una-puntata-di-RIS, che banalizza un sistema giustizialista che è lungi dall’esser perfetto (sia chiaro) ma che nei secoli si è rivelato la cosa migliore che siamo riusciti a creare, io, se fossi dio, mi incazzerei.

Di Claudia Osmetti

 

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