Tareq Aziz, vice cristiano del dittatore iraqeno Saddam Hussein, è stato condannato a morte dal tribunale di Baghdad. La pena capitale sarà eseguita mediante impiccagione. Insieme ad Aziz sono stati condannati alla pena capitale anche l’ex ministro dell’Interno dell’ Iraq, Saadun Shaker, e l’ex segretario personale di Saddam Hussein, Abdel Hamid Hamud. Tareq Aziz è accusato di arresti e condanne a morte delle popolazioni scite filo-iraniane durante le campagne militari degli anni ottanta.
In Italia la prima voce di protesta è stata quella di Marco Pannella, leader dei Radicali italiani : ”Come con Saddam vogliono strozzarlo per impedirgli di parlare. Passo immediatamente allosciopero totale della fame e della sete perché non si passi all’esecuzione di Tarek Aziz. Chiedo a Silvio Berlusconi, che quasi ossessivamente afferma di avere per amici, e non solo complici, i potenti della terra e in particolare Bush, Blair, Putin e Gheddafi, di dimostrarcelo in questa occasione, ne ha il dovere essendo stato fra i principali responsabili della guerra in Iraq scoppiata per impedire l’esilio di Saddam e la pace, in quel caso ingannando il Parlamento e il popolo italiano”.
Pena di morte: una peste che non si riesce proprio ad estirpare. Condannare a morte qualcuno perchè ha a propria volta condannato a morte altri individui non è giustizia: è reiterazione di crimini contro l’umanità legalizzati dall’uso coercitivo del potere.





