La copertina di Vanity Fair in edicola questa settimana è bellissima. A tutto sfondo una fotografia di Gianna Nannini con il pancione prepotentemente e orgogliosamente in bella vista, e una t-shirt grigia con una sola, grande e coraggiosa scritta al centro: GOD IS A WOMAN – dio è una donna. Una scritta che conquista anche un’atea testarda come me.
“La maternità non è un dovere morale. Non è nemmeno un fatto biologico. È una scelta cosciente.” Scriveva Oriana Fallaci in “Lettera a un bambino mai nato” nel 1975, quando le finte femministe del tremate-tremate-le-streghe-son-tornate le davano addosso, sbrodolandole improperi come questa-ha-l’utero-nel-cervello. La maternità è una decisione consapevole, è la scelta più coraggiosa e difficile, intima ed eroica, che una donna sia chiamata a fare. E nessuno può sentirsi nella posizione, può arrogarsi il diritto, di sindacarla e giudicarla in alcun modo. Men che meno un uomo, sia esso un genitore o un marito o un fidanzato o il padre eterno.
Non intendo pontificare una ramanzina femminista che fa rima con populista e quindi con perbenista. Perché non mi appartiene e perché credo sia controproducente. Le donne non sono una categoria debole o una specie protetta che ha bisogno di un’assistenza come quella che il WWF riserva ai panda in via di estinzione. E non intendo scadere in una catilinaria che potrebbe facilmente degenerare in semplice misandria. Le invettive gratis et amore dei verso il sistema non mi son mai piaciute, e anzi le ho sempre trovate deleterie.
Ma non posso neanche tacere che non tocca a noi condannare o assolvere una donna che decide di portare avanti una gravidanza a cinquant’anni, come non tocca a noi condannare o assolvere una donna che decide di interromperne un’altra a venti. “Perché non siamo né dentro la sua mente né dentro il suo cuore” e perché non ci sono risposte assolute per una problematica talmente poliedrica che ci ha spaventato per secoli e che continua a farlo.
Mi fanno sorridere quegli uomini che tentano di prendere posizione in tema di aborto e procreazione assistita e maternità e gravidanza etcetera-etcetera-amen. Mi fanno sorridere e mi fanno incazzare. Mi fanno sorridere perché mi ricordano l’ingenuità di quei bambini che cominciano a fare a botte col mondo, pensando di poterlo dominare e controllare, pensando che tutto si arrenderà di fronte alle loro convinzioni e ai loro buoni propositi, ignari che in realtà non hanno voce in capitolo. Mi fanno incazzare perché spesso portano con loro quella boria arrogante tipica della tracotanza maschile grazie alla quale, anche oggi, affermare che dio è una donna è un’audace bestemmia e un’oltraggiosa provocazione.
Puntare il dito sulle donne, al-rogo-le-streghe, mi sembra immaturo, stupido e arrogante. Nel nome di un moralismo che è intransigenza e ipocrisia, che è paura. La paura che viene dal non sentirsi più la terra sotto i piedi e dal realizzare che quella trasvalutazione dei valori di cui parlava Nietzsche forse è ancora ipotizzabile. Se dalla morale si passa all’amorale (che non è – bada bene – immorale) allora non ci sono più né leggi né giochi di forza che reggono.
Intendiamoci, trovo vergognoso che ci siano donne che ieri sbraitavano “Berlusconi ci vede solo orizzontali” e oggi ci vanno a braccetto in cambio di una bella poltroncina in Parlamento. Trovo vergognoso che ci siano donne che ieri avevano raggiunto i piani alti della politica nazionale, ossia erano Presidenti della Camera, e oggi conducono “Bisturi” assieme a Platinette. Trovo vergognoso che ci siano donne che si vendano, letteralmente si vendano, per un posto al Ministero e che lo confessino con infantile candore. Non mi batto per loro quando dico che essere donna è la sfida più bella, più affascinante, più stimolante e meno noiosa che esista.Io sto con Gianna Nannini. Sto con tutte le donne che hanno deciso di combattere e che combattono, quotidianamente e continuamente senza paura e con quelle che invece di paure sono piene ma combattono lo stesso. Sto con tutte le donne che lavorano e con quelle che se ne stanno a casa. Sto con le donne che amano gli uomini e con tutte quelle che amano le altre donne. Sto con tutte le donne che fanno sentire la loro voce, che preferiscono non accettare l’imposizione maschilista di una società che regala loro una manciata di inutili quote rosa per poi confinarle in cucina o a rifare qualche letto. Sto con tutte le donne che non cedono alla morale perbenista e piccolo borghese dell’Italiuccia dei Family Day. Difendo il loro diritto, il nostro diritto, all’aborto e alla vita, alla scelta. Alla Libertà.
di Claudia Osmetti, per Radicalweb.org
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