A pochi giorni dalla votazione che ha visto impegnati i nostri parlamentari nel difficile bunga-bunga politico-intellettuale sulle mozioni di sfiducia presentate dal PD e da FLI-UDC-MPA al Governo Berlusconi, a 48 ore  dal ritorno in Patria di Napoleone dall’Isola d’Elba e iniziati i “cento giorni” che precedono Waterloo, possiamo dare uno sguardo a quel che succede fuori dai nostri limitati confini nazionali.

C’è una nazione della CSI che spaventa Washington tanto che, qualche anno fa, l’allora Segretario di Stato Condoleezza Rice la definì “la vergogna dell’Europa” e Hillary Clinton l’ha ad oggi qualificata come “l’ultima dittatura europea”. È la Bielorussia di Aleksandr Lukashenko che, e vale la pena precisarlo subito, ha da sempre goduto della posizione più morbida e conciliante del Governo Italiano.

Il 19 Dicembre prossimo (ossia Domenica) in Bielorussia si terranno le elezioni presidenziali fortemente volute dalla Camera Bassa. Elezioni del tutto ignorate dalla stampa del Bel Paese che era in altre faccende affaccendata, si sa, e che hanno tenuto col fiato sospeso Minsk e il Cremlino per mesi. Il presidente bielorusso, infatti, è stato accusato da Putin in persona di propagandare un forte sentimento anti-russo a seguito del rialzo del prezzo del gas fornito da Mosca. Non è un problema da poco, visto che metà della popolazione bielorussa parla esclusivamente russo e rischia di venir zittita per questo più di quanto non lo sia già stata negli anni passati.

L’abitudine bielorussa di raffinare l’economico greggio russo per rivenderlo ad un prezzo maggiorato piace poco al Cremlino e le relazioni tra le due potenze sovietiche si erano incrinate già quattro anni fa, quando Mosca aveva apostrofato le elezioni di Lukashenko come “truccate”, senza usare mezzi termini. Il riavvicinamento sembra cosa recente, specialmente a seguito dell’incontro a porte chiuse tra Medvedev e Lukashenko di pochi giorni fa (la Russia pare abbia acconsentito alle esportazioni di greggio in Bielorussia, ma contenuti ufficiali sull’incontro non sono stati divulgati).

Tuttavia l’accordo non significa di certo pace diplomatica. Putin ha da sempre dimostrato il suo non apprezzamento verso Lukashenko il quale non aveva certo bisogno di questa rinnovata intesa con la madrepatria di tutti i comunismi per garantirsi la poltrona più comoda di Minsk (dice bene The Economist: “Not that there was any doubt he would win”).

A sostegno del presidente si è schierato, questa volta, anche il KPB, il partito comunista bielorusso. Karpenko, primo segretario del comitato cittadino di Minsk, si è attivamente impegnato nella campagna elettorale. Ha asserito che le forze liberali (che pur ci sono) e ultranazionaliste bielorusse stiano “gettando il paese nella tempesta” visto che si rifiutano di elogiare Lukashenko quale statista in grado di far fronte alla crisi economica e di garantire lo sviluppo sostenibile e moderno del paese e di mantenere la legalità e l’ordine. (Chissà se anche lui fa arrivare i treni in orario).

Tra l’altro, come ogni dittatura che si rispetti, le elezioni tendono a risolversi in una farsa democratica che se almeno venisse letta per quello che è ci porterebbe a capire che il sogno democratico ha completamente e miseramente fallito (Parentesi: Va da sé che noi siamo gli ultimi a poter parlare. Cito Rousseau: “La Democrazia esiste laddove non c’è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi”. Chiusa parentesi). In due distretti della regione di Brest tutti i seggi elettorali sono dotati di urne trasparenti (si tratta di 74 seggi a Stolin e 21 a Zabinka). Il presidente della commissione elettorale centrale della Bielorussia, Lidziya Yarmosyna, non fa che vociare di par condicio, sostenendo che saranno presenti più di mille osservatori internazionali, tra i quali anche stranieri indipendenti. Un po’ come sbraitava Tareq Aziz negli anni Novanta.

Lukashenko sta corteggiando l’Unione Europea suggerendole un ingresso della “libera” Repubblica Bielorussa nel mercato comune che lui stesso ha recentemente ribattezzato “il mercato dell’Unione EuroAsiatica”. Di certo per alcuni non sarebbe un problema: Berlusconi l’anno scorso ha presenziato alla firma di un accordo tra Finmeccanica e Governo Bielorusso e ha ricevuto in cambio un prezioso dossier del KGB (ma l’amicizia che lega il Cavaliere ai colbacchi ex-bolscevichi è cosa nota, stando a Wikileaks). Speriamo solo che su qualche trono europeo rimanga seduto ancora per un po’ qualche liberale serio e di antica memoria.

di Claudia Osmetti

 

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