Il sexygate tra assurdità e disillusione

Cavaliere lui era assai valente ed anche in quel frangente d’onor si ricoprì e giunto alla fin della tenzone, incerto sull’arcione, tentò di risalir. Veloce lo arpiona la pulzella, repente la parcella
presenta al suo signor: “Beh proprio perché voi siete il Sire fan cinquemila lire, è un prezzo di favor!
” … È mai possibile, o porco di un cane, che le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi puttane!” Cantava Fabrizio De Andrè in una canzone (Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poiters) del 1967. Ossia quarantaquattro anni fa, quando il primo partito d’Italia era la Democrazia Cristiana e il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Io non volevo mischiarmi alle polemiche di questi giorni, lo giuro. Non volevo mischiarmi perché oramai se ne parla ovunque (finalmente) e la mia sarebbe finita per suonare come l’ennesima vocina stridula di un signor nessuno che sbraita isterismi e nevrosi e che avrebbe più dignità a rintanarsi nella pacatezza della ponderazione razionale di un esame più attento e meditato perché proposto post facto. In più ho una miriade di cose a cui pensare al momento, per cui privarmi di preziose ore (ma soprattutto delle energie psico-fisiche che lo scrivere mi ha sempre richiesto) sarebbe controproducente.

Ma non posso. Non posso perché questo rinnovato seygate sta assumendo a tratti i colori di una commedia di Beckett e a tratti le tinte fosche di un’opera nichilista di Turgenev. L’assurdità e la disillusione. L’assurdità che è quel gusto tutto italiano di scherzare su qualsiasi cosa perché questo è l’unico modo che sembra abbiamo per esorcizzare chissà quali paure infantili. La disillusione che è presa di coscienza, frustrazione e forse anche rassegnazione. Ovvero tutto il contrario di tutto: ribellione.

Che oramai le preferenze sessuali del nostro Premier siano argomenti di ordine pubblico non è neanche da metter in dubbio, visto che è lui stesso a farne generale sfoggio con bislacche autodifese pontificate dagli schermi delle televisioni che gli restan fedeli (e che, sinceramente, a me ricordano piuttosto l’atto iniziale di qualche autodafè di fine millequattrocento, ma tanté). Autodifese che stridono sul vetro e che suonano come il grido disperato di chi non sa più a che santo votarsi, ovviamente. (Parentesi: peccato si sia bruciato la carta dell’omosessualità qualche mese fa con la famosissima meglio-puttaniere-che-frocio, perché se oggi potesse fare outing risolverebbe una tantum tutti i suoi guai. Il che chiuderebbe anche il cerchio: dice di avere una relazione stabile con una persona… Che sia Sandro Bondi? Chiusa parentesi). Comunque, oramai ne parla anche il TG1, e questo mette fine a qualsiasi questione in ordine alla riservatezza governativa delle veline in argomento.

L’articolo del Financial Times che parla di “profonda vergogna per l’Italia” ha fatto il giro del mondo, tanto che anche Bocchino l’ha citato ieri sera a Ballarò. Ne parlavo poco fa con alcuni amici americani. “I’m getting bored with the whole Berlusconi/underaged prostitute thing”, mi ha detto uno di loro. “Mi sto annoiando con tutta questa storia di Berlusconi coinvolto nella prostituzione minorile”. Mi sono sentita piccola come un lillipuziano e mi sono vergognata a rispondere che da noi è argomento fresco, trattato seriamente solo a seguito dell’iscrizione ufficiale del Cavaliere nel registro degli indagati della Procura di Milano e non solo per sfruttamento della prostituzione ma anche per concussione. Mi sono imbarazzata perché quando Kennedy aveva perso la testa per Marilyn Monroe e Clinton per Monica Lewisky ne avevan pagato il fio all’opinione pubblica.

Da donna, credo di essere al limite della sopportazione. Ed è questo il punto. Tutto quello che sta accadendo mi sta sfinendo. Non sento più la voglia di lottare, di ripetere che chi desiste è un traditore, che non è questa l’Italia per la quale scrivo e sono arrivata a pensare che forse non ha più senso battersi contro i mulini a vento. Ma non posso rassegnarmi, non voglio rassegnarmi perché la rassegnazione è la peggiore delle malattie umane visto che porta all’apatia e quindi alla sottomissione. E chi è apatico, chi è sottomesso, è un uomo morto. Nessuno, nessuno, ha il diritto di lasciarci ad una massificazione apolitica che non può vedere un futuro davanti a sè. Questo è il crimine più grande che possa compiere un Presidente del Consiglio.

Berlusconi è innocente fino a sentenza di condanna. È vero, lo dice la legge. Ma la legge dice anche che il reato di concussione è punito con la reclusione da quattro a dodici anni (articolo 317 Codice Penale) e che il reato di sfruttamento della prostituzione minorile è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni (articolo 600-bis Codice Penale). E dice che chi viene condannato deve pagare. Starà poi ai magistrati di Milano stabilire se e in quale misura. Il pubblico di Canale5 non può di certo arrogarsi il diritto di ergersi a popolo italiano e un discorsetto retorico e accademico passato in diretta all’ora di cena non può sostituirsi ad un’arringa in Tribunale.

Ultima osservazione. Ma la Chiesa, che è tanto usa a metter naso nelle questioni del Bel Paese, che fa? Possibile che non abbia da dire niente? Possibile che non ci sia un mezzo cardinale indignato e stizzito e pronto a vociare scomuniche? Possibile che solo Famiglia Cristiana pubblichi qualche phamphet sul caso Ruby asserendo che forse, forse, l’etica e la decenza, il pudore e la dignità son diventate parole vuote? Possibile che al Presidente sia concessa gratis et amore dei anche la comunione nonostante il recente divorzio? Ma che fine hanno fatto i vecchi Scapia della Tosca di Puccini? Quei capi della polizia vaticana che nel secondo atto tuonavano: “Via Cavaliere riflettete, saggia non è codesta ostinatezza vostra. Angoscia grande, pronta confessione eviterà…

di Claudia Osmetti

 

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