Io sono una donna e dico basta. È lo slogan con cui Repubblica sta promuovendo un’iniziativa di rivalutazione della donna nell’Italia del bunga bunga e dei festini di Arcore. Hanno già aderito molti volti noti dello spettacolo, da una Angela Finocchiaro protagonista dello spot di Nadia Comencini a una Franca Valeri che raccoglie le forze per gridare “A casa!”. Un’iniziativa che vuole dare voce a tutte le donne che non si sentono rappresentate dall’immagine che la stampa e le istituzioni stanno attribuendo all’universo femminile. Un esercito di donne incazzate, cioè, che non riceve buste chiuse con banconote da 500 euro dentro, ma che conserva la dignità. Un’iniziativa aperta, poi, anche all’altro sesso: “Sono uomo e mi indigno anch’io”.
Io ho aderito. Ho aderito perchè sono donna e perchè voglio dire basta. Perchè non è questa l’Italia che mi rappresenta e nella quale ancora credo. Perchè ho sempre difeso le donne e ho tirato fuori unghie e voce per denunciare ingiustizie e torti di una società maschilista e piccolo borghese. Spesso venendo sconfessata dai comportamenti diciamo-così bizzarri di altre donne, certamente più illustri di me.
Carla Bruni, pardon Carlà visto che ha rifiutato la cittadinanza italiana e ora è a tutti gli effetti francese, ha dichiarato: “Non mi sento più di sinistra”.A Le Parisien, madame Sarkozy racconta che i motivi della delusione politico-intellettuale andrebbero ricercati in “certi fatti, certi commenti, in particolare dopo il caso Polanski-Mitterand” (Frederic, ovviamente, n.d.r.). Carlà ha dichiarato di essere stata colta da “uno stato di choc nel sentirei responsabili socialisti dire le stesse cose del Fronte Nazionale” sullo scandalo del ministro francese che riceveva prestazioni sessuali da minorenni e lo spiattellava candidamente nella sua autobiografia La mauvaise vie - La vita cattiva.
Tutto il mondo è paese, verrebbe da pensare. Sesso e politica sembra un binomio inscindibile anche oltralpe, in questi giorni. E La prostituzione minorile l’ultimo cancro degli affari pubblici di mezza Europa. O tempora o mores.
Carlà ha aggiunto che ha perso “interesse nella sinistra nostalgica e artistica. Facevo parte di una comunità di artisti, eravamo bobo (bourgeois-bohemien, letteralmente “ricchi zingari”, radical chic e comunisti con il maglioncino di cashmere e le Hogan, socialisti che bevono Champagne… Insomma, quelli che gli americani chiamano, non senza biasimo, “the caviar left” – la sinistra al caviale, n.d.r.) sì, ma a quell’epoca votavo in Italia. In Francia non ho mai votato per la sinistra e non è adesso che comincerò a farlo. Non mi sento più di sinistra”. Alla faccia dell’Internazionale…
Quindi, giusto per capirci. Il metro di valutazione politica della première dame è il Bel Paese? L’ennesima illustre sostenitrice, anche se solo indiretta, di un Presidente del Consiglio intercettato mentre invita delle escort a Palazzo Grazioli? Mi ricorda chi da noi qualche anno fa sbraitava “Berlusconi ci vede solo orizzontali” e oggi abbandona le trasmissioni di mezzo palinsesto televisivo stizzita per i commenti maligni sul Premier. Ma possono davvero essere queste le donne per le quali ho tanto scritto e per le quali comunque continuerò a scrivere? Può davvero una donna non indignarsi di fronte alla gogna mediatica gratis et amore dei che ci sta sbrodolando addosso un Paese senza più né arte né parte? Può davvero una donna non conservare un briciolo di dignità e continuare a fare l’oca starnazzante in un momento storico che ci bolla come facili Violette Valery tutte quante? Non dovremmo unirci, smettere di sembrare stupide facendo interventi inutili che sono disservizi all’ideale femminile, e dire semplicemente basta? Io sono una donna e dico basta.
Comunque la moglie del presidente francese rassicura, non scenderà in campo: “Non parteciperò nemmeno alla campagna elettorale, soprattutto visto che mio marito non la sta facendo. Sta a lui decidere cosa vuole fare nel 2012, ovviamente sarò al suo fianco. Per me rimane un mondo difficile. Non sarà mai il mio mestiere e non lo farò mai. Trovo coraggiosi quelli che lo fanno e li ammiro, ma è come la boxe. Non ho né le ossa, né i denti adatti, la politica è a volte violenta”. Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, dicevano… Dobbiamo solo aspettare. Tremate, tremate, le streghe son tornate.
di Claudia Osmetti







Solito gran bel pezzo. L’iniziativa di “Repubblica”, però, onestamente non ha incontrato il mio favore, anche se comprendo benissimo che ognuno ha una propria sensibilità e che ogni diversa posizione sia supportata da valide motivazioni. Sul tema mi trovo più vicino alle considerazioni delle amiche radicali Annarita DiGiorgio e Annalisa Chirico, oggetto di un articolo su Libero nei giorni scorsi.
Sulla sinistra al caviale della Premiere Dame ( e anche sulla destra al burka della premiere Santanchè), invece, non posso non quotare interamente
Sono anch’io d’accordo con la Chirico quando dice che il femminismo non è quello di Repubblica. Anzi, chi mi conosce sa bene che mal lo sopporto, il femminismo, e che mal sopporto il perbenismo nonchè le battaglie populiste e finto-impegnate.
Ma quel BASTA di Franca Valeri, sinceramente, mi è stato sufficiente per aderire. Datemi pure dell’idealista (jamais della moralista però). Sono stanca di vivere in un paese dove le donne valgono sempre meno, anche-se-non-si-può-dire-perchè-siamo-tutti-progressisti. Per cui dico anche io BASTA. Sono sfinita per le “aste”…
Ultima messa a punto e poi mi ritiro a favore di altri e più alti commenti che spero arrivino. Il vero problema non sono neanche i festini di Hard-core. Il vero problema sono le donne come Carlà o Danielà che, un po’ per fama un po’ per stupidità, con i loro comportamenti creano disservizio alle donne di mezzo mondo. IO NON SONO COME LORO. LA MAGGIOR PARTE DELLE DONNE ITALIANE NON LO E’. Questo è il senso di quel BASTA.
Di certo tutto si può dire di te, ma non che tu sia una moralista, decine di tuoi meravigliosi pezzi qui lo dimostrano. Che tu sia una inguaribile idealista invece è certo, e ti rende onore. Credo anch’io che a quell’appello abbiano aderito anche tantissime donne che non avevano alcun intento moralistico, l’iniziativa è stata poi strumentalizzata da Repubblica, come probabilmente era prevedibile.
In ogni caso mi guardo bene dal giudicare, perchè ogni donna ha una peculiare sensibilità, ed è assolutamente plausibile e lecito che gli eventi di questi mesi abbiano siano riusciti ad offendere l’animo femminile a tal punto da generare i più diversi tipi di reazione.
A parte il fatto che, secondo me, tu e tutti gli altri e me compresa dovremmo guardarci bene dal giudicare e basta. Senza “perchè” di seguito. Solo abbattendo i pregiudizi, trattando le donne come persone e non come donne-cioè-creature-diverse-e-allora-inferiori, solo abbandonando le classificazioni saremo veramente liberi. Forse è questa la critica che si può fare all’iniziativa “Se non ora quando”… Non “Sono donna e dico basta”, non “Sono donna e dico asta” ma “Sono una PERSONA quindi dico BASTA”.