sarkzoy 294x240 290x240 Quando i pacifisti si dimenticano delle guerre: Tripoli tra ipocrisia e Libertà

  • From the Halls of Montezuma to the shores of Tripoli we fight our Country’s battles in the air, on land and sea… È l’inno del Corpo dei Marines degli Stati Uniti che in questi giorni suona seriamente profetico. Gli americani non se lo son fatti cantare due volte, verrebbe da dire, e nel giro di poche ore han dato man forte alla missione di ricognizione-liberazione della Libia operata dal governo francese. Petrolio e gas ai democratici non interessano: a loro sta a cuore il destino dei libici che muoiono come mosche nel nome della Libertà, ça va sans dire.

Tra l’altro, i missili americani lanciati a Tripoli sono missili Tomahawk, della Raytheon Company. Missili da 1,5 milioni di dollari l’uno (il calcolo del costo complessivo è elementare: 116 milioni tondi tondi visto che ne son stati lanciati 110). Il Presidente Obama, il super osannato e acclamato presidente Obama che ha fatto sognare il mondo ma verso il quale non ho mai provato molta simpatia, all’inizio del suo mandato aveva nominato ben tre dirigenti della Raytheon a funzioni di alta amministrazione nel proprio esecutivo, tanto che William Lynn (ex portavoce ufficiale della lobby della compagnia in quel di Washington) oggi è vicesegretario alla Difesa, quindi ha ampi potere di gestione e direzione sulle spese del Pentagono. [Lo scrive anche Miguel Martinez in kelebeklerblog.com]

Ma le curiosità non finiscono qui. In passato il Muammar è stato accolto con tutti gli onori della cronaca non solo dal nostro Presidente del Consiglio, è giunto il momento di dirlo chiaramente. Non che questa voglia essere una giustificazione all’ormai tristemente celebre baciamano di Berlusconi al Colonnello, né una lancia spezzata in suo favore, sia ben chiaro. Chi-va-con-lo-zoppo-impara-a-zoppicare, ma in Europa son pochi quelli che camminano saldamente su due gambe.

Nel 2007 Gheddafi partecipò al vertice Europa-Africa di Parigi, e ci partecipò da guest star, bada bene, non da penitente ravveduto con la testa cosparsa di cenere a mo’ di contrizione. Il governo francese fece montare quella sua ingombrante tenda beduina che si porta appresso come se fosse la cosa più normale del mondo nel giardino dell’hotel Marigny, violà-monsieur-le-Colonel! Il sultano di Tripoli e le petit Napoléon firmarono in quell’occasione un accordo di cooperazione per l’energia nucleare ad uso civile e la fornitura di almeno due impianti nonché per il sostegno alle attività di sfruttamento dei giacimenti di uranio (sono note ufficiali dell’Eliseo, non invenzioni wikileakiste).


Ma i pacifisti che nel 2003 affollavano le piazze d’Italia (e del mondo) al grido di “war is not the answer” e bruciavano le bandiere americane e disegnavano baffi nazisti sulle gigantografie di Bush, dove sono oggi? Si sono tutti ricreduti e son convinti che in certi casi non ci sia scelta per cui l’uso della forza sia giustificabile? Credono che la pace sia un valore subordinato alle Risoluzioni ONU e che una firma al Palazzo di Vetro cancelli gratis et amore dei il problema etico di base? (Va da sé che sulla Risoluzione 1973 delle Nazioni Unite potremmo discutere fino al prossimo millennio). Hanno deciso che morire per la Libertà adesso abbia un senso e son pronti per le crociate dello Yemen e del Bahrein?

Qualcuno diceva che la parola “pacifista” è la seconda più sputtanata al mondo, dopo la parola “amore”. Gli arcobalenisti d’altronde non l’hanno mai smentito con quella loro boria che dietro la facciata da finti buonisti nasconde tutta la loro arroganza. La pace la chiedono sempre e solo ad una parte politica e taccian di fascisti sempre e solo chi gli fa comodo. Ossia i governi repubblicani. E nel loro berciare sono anche mezzo ignoranti perché dimenticano – o fingono di dimenticare – che di fronte alle guerre di Libertà i governi americani son sempre stati interventisti indipendentemente dal colore dello stemma di partito, anzi. L’appoggio alla Corea del Sud nel 1950 fu decretato da Harry Truman (democratico). L’entrata degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam fu decisa da John Kennedy (democratico). La spedizione in Kossovo del 1999 da Bill Clinton. La difesa della Libia del 2011 da Obama, il premio-Nobel-per-la-pace Obama. Solo l’Afganistan del 2001 e l’Iraq del 2003 sono colpe repubblicane che portano il marchio Bush.

L’ha sottolineato in un editoriale anche Enrico Mentana, unico direttore che abbia mostrato tanto coraggio. E se a scriver queste righe mi sbrodoleranno addosso insulti fascisti, pazienza. Ci sono abituata. Io la Libertà la difendo per davvero, e a tutto tondo. Con una penna, si, non con un fucile, ma il concetto è lo stesso. Odio l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto (cit.) e mal sopporto i rivoluzionari da week-end che cambian valori in base alle logiche di partito. Nel 2001 mi schierai con il popolo iraqueno, come molti esponenti radicali, per difendere la Libertà di chi non poteva votare e viveva gli abusi di una dittatura ultradecennale. (È vero, le armi di distruzione di massa non le hanno mai trovate e l’Iraq è diventato una fornace in perenne eruzione, ma lo sarà anche la Libia tra qualche mese e comunque questo non toglie che una nazione riscattata sia meglio di uno stato totalitario). Oggi mi schiero con il popolo libico, mi schiero ancora una volta con chi lotta e si batte e muore ammazzato per l’unico sogno per cui valga la pena di lottare e battersi e morire ammazzati: quello della Libertà.

…First to fight for right and Freedom and to keep our honor clean, we are proud to claim the title of United States Marine!

Claudia Osmetti per Radicalweb.org

 

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