La morte di Osama Bin Laden: «Puttana Democrazia, ma Democrazia»
La notizia della cattura e della morte di Osama Bin Laden ha fatto oramai il giro del mondo. Due o tre volte. Non c’è quotidiano, telegiornale, blog, social network, bar o bordello che non abbia trattato l’argomento. A volte con la morbosità di un amante geloso, a volte con la superficialità di una tredicenne in fissa per l’idolo del momento, molto raramente con la serietà di chi si preoccupa delle conseguenze.
La storia che cerca di propinarci la CIA da una settimana a questa parte, per la verità, è tutto fuorché convincente (ma va da sé che l’Agenzia di Langley non è mai stata brava a coprire perfettamente i segreti di Washington, ne sa qualcosa Julian Assange, n.d.r.). Il raffronto con il DNA di una sorella dello “sceicco del terrore” morta a Boston qualche anno fa, la sepoltura in mare contraria a qualsiasi dettame dell’Islam, il “pizzino” consegnato da Obama al Generale Wilson, il rifiuto di qualsiasi stato mussulmano di prendersi il corpo del leader di Al-Qaeda, le foto divulgate e poi smentite, il non chiaro ruolo giocato dai servizi segreti pakistani nell’“operazione-Geronimo” sono tutte questioni che non quadrano perfettamente e che non fanno altro che alimentare sospetti ossessivi sulla versione ufficiale di Leon Panetta.
Ma non è questo il punto. «La verità è solo un punto di vista in mezzo a tanti altri punti di vista», diceva Nietzsche. Ciò che conta è il messaggio che l’Amministrazione Obama ha dato al mondo. La mente che aveva ideato l’11 Settembre è morta, ha smesso di terrorizzare l’America e la rete terroristica di Al-Qaeda che faceva capo a Bin Laden ha le ore contate e sarà presto smantellata definitivamente. Insomma, dita alzate in segno di victory alla Winston Churchill e bandiera a stelle e strisce sventolante sul tetto della Libertà.
Eppure…
Eppure non era così che dovevano andare le cose. Ci sono tanti piccoli dettagli che non mi piacciono in questa operazione dei Navy Seals, a cominciare dalla dichiarazione di Obama di qualche giorno fa: «We were 95 per cent sure it was Bin Laden before the guys shot him» (Eravamo sicuri al 95 per cento che fosse Bin Laden prima che i ragazzi gli sparassero). Alla faccia dei valori democratici e di Libertà! Per quanto una persona possa essere un mostro disumano e crudele, secoli di conquiste giuridiche non ci hanno insegnato principi di diritto come l’americanissimo “ragionevole dubbio”? Cribbio, e se quel 5 per cento si fosse consacrato l’eccezione che conferma la regola? Ci-scusi-tanto-abbiamo-sbagliato?
D’accordo, con i se e con i ma non si può ragionare. Però una cosa mi sento di precisarla: per quanto Bin Laden meritasse la fine che ha fatto, per quanto il ricordo delle due torri che implodono come un castello di carte mal costruito sia ancora vivo nella memoria di ognuno di noi, la società occidentale non aveva bisogno di tutto questo. La morte di uomo, del the lowest of the low, del peggiore tra i peggiori, non ha il diritto di cancellare i più alti valori della Democrazia.
Perché altrimenti non vedo differenze tra i terroristi che dirottano gli aerei nel nome di Allah e i soldati che senza prove specifiche ammazzano la gente nel nome della sicurezza collettiva. Se rinunciamo alle più elementari tutele dello Stato di diritto, se ci facciamo sopraffare dall’emozione e non prestiamo attenzione ai fatti oggettivi, rischiamo di mandare all’aria l’intero sistema liberale. L’intero sistema democratico, che è lungi dall’esser perfetto, lo so bene, ma che è la cosa migliore che in secoli di storia siamo riusciti a costruire.
George W. Bush, quel George W. Bush che veniva paragonato a Hitler e che i pacifisti di mezzo mondo hanno da sempre additato come il peggiore Presidente degli Stati Uniti (dopo Nixon, ovviamente, ma anche lui veniva dalla stessa famiglia repubblicana, quindi non conta), Saddam lo catturò vivo e vegeto. Lo portò di fronte ad un tribunale internazionale e lo fece processare per tutti gli orrendi crimini che aveva commesso. Lo impiccarono con un cappuccio nero in testa, ma lo giustiziarono nel nome della legge che è certezza giuridica e Stato di diritto.
Barak Obama, il premio Nobel per la Pace Barak Obama (che nella categoria sta in bella compagnia, visto che lo ricevette anche Arafat), non ha fatto altrettanto. Ha preferito la via più comoda delle pallottole, ha anteposto l’esigenza di una (presunta) sicurezza internazionale alle fondamentali garanzie del sistema occidentale, mostrando tutte le debolezze del mondo democratico. Senza rendersene conto il Presidente americano rischia di fare il gioco dei terroristi, che da sempre mirano ad annientare i valori fondamentali dell’ordinamento liberale.
Quando venne liberato dal carcere di Boiati, in Grecia, Alexandros Panagulis, l’artefice del fallito attentato alla macchina blindata di Papadopoulus, si recò all’Acropoli di Atene. Di fronte al primo tribunale della storia scoppiò a piangere come un bambino. E singhiozzando ripeté svariate volte: «Puttana Democrazia, ma Democrazia»..
Claudia Osmetti per Radicalweb.org





