Da sabato 1° ottobre la  Danimarca è il primo Paese ad applicare una vera e propria «fat tax», vale a dire una tassa sul consumo di grassi. Il provvedimento mira a colpire i prodotti ad alto contenuto di grassi saturi, rei di provocare aumenti del colesterolo e di essere la prima causa di malattie cardiovascolari. Burro, olio, prodotti della filiera casearia saranno i prodotti più colpiti dalla misura governativa, che  peserà sui contribuenti  fino a 16 corone danesi (2,15 euro) al chilogrammo nel caso di cibi che superino  il 2.3 % di grassi.

Se c’è del marcio in Danimarca non può dirsi, di certo, che la situazione sia migliore in Francia: il Governo transalpino  ha recentemente optato, infatti,  per un aumento della tassazione sulle bevande zuccherate. La “Coca Cola Tax” dovrebbe portare circa 120 milioni di euro all’anno nelle casse dello Stato.
 Fat Tax: la tassa sui grassi in Danimarca ed in Europa


Nel Regno Unito, invece, è allo studio un’imposta comunale una tantum  sui “Take away”, i locali che vendono cibo per asporto. I ricavi dovrebbero finanziare campagne di sensibilizzazione sull’alimentazione ed attività di pulizia delle strade e dei parchi cittadini.

Tasse sull’obesità sono state introdotte anche in Finlandia, Norvegia ed Ungheria. Ci stanno pensando anche gli svedesi, a dimostrazione di come l’alimentazione sia diventata un grande businness per i Governi di mezzo Vecchio Continente.

Ed in Italia?  I soliti noti della Coldiretti hanno accolto con grande gioia la fat tax danese , richiedendone l’applicazione anche nel nostro Paese (allo scopo di favorire il consumo di frutta e verdura). 

Noi di Radicalweb.org siamo già pronti, nell’ipotesi in cui la misura vengaadottataanche dal nostro Governo, ad una durissima forma di disobbedienza civile a base di pizza,formaggi ,fritture varie e bevande gassate. Quando si tratta di sacrificarci per la libertà, d’altra parte, non ci tiriamo mai indietro.

 

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