Perchè non voterei Obama/ Parte 1 . L’OBAMA GUERRAFONDAIO
Il 9 ottobre 2009 la Commissione per il Premio Nobel per la Pace insediata ad Oslo annunciava di aver assegnato il prestigioso riconoscimento annuale al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, con la seguente motivazione: ” La diplomazia multilaterale ha riguadagnato centralità, evidenziando il ruolo che le Nazioni Unite ed altre istituzioni internazionali possono svolgere. Il dialogo ed i negoziati sono preferiti come strumenti per risolvere i conflitti, anche quelli più complessi”.
Radicalweb.org, che come molte realtà associative e giornalistiche italiane aveva accolto con grande entusiasmo (con qualche distinguo – la veggente Claudia Osmetti-) la vittoria elettorale del candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, già nel gennaio del 2010 cominciava a palesare le proprie perplessità sull’attribuzione del Premio, denunciando prima il piglio decisionista, militarista ed interventista del Presidente statunitense nei confronti dello Yemen e poi l’incomprensibile scelta del Presidente statunitense di aumentare la spesa militare per il 2011, stanziando la cifra record di 160 miliardi di dollari.
A conferma dei nostri dubbi sul carismatico leader democratico e sulla bontà della scelta della Commissione di Oslo, si registravano in rapida successione innumerevoli scelte militari e diplomatiche discutibili, che mutuavano la fallimentare politica neoconservatrice basata sull’esportazione forzata della democrazia.Passando attraverso “incidenti di guerra” e bombardamenti ripetuti in Afghanistan- sfociati nella clamorosa uccisione del leader terrorista Osama Bin Laden (annunciata da Obama ai media con grande soddisfazione)- , nonchè attraverso un impietoso bollettino di perdite di militari e civili in Iraq, si arrivava all’insorgere della gravissima tensione in Nordafrica ed alla morte del rais libico Gheddafi (sulla cui testa gli Stati Uniti avevano posto una taglia di 1,5 milioni di dollari).
Ma ora pare che Obama voglia dire basta alle guerre: è’ notizia recentissima (gennaio 2012) la seguente esternazione (forse autocritica o propagandistica?): «Dopo un decennio di guerre è ora di voltare pagina».
I numeri del Premio Nobel per la Pace 2009, in effetti, parlano da soli:
Soldati americani morti in Iraq e Afghanistan
2009 : 149 in Iraq (33 dopo il giuramento di Obama -20 settembre 2009-), 317 in Afghanistan (135 dopo il giuramento di Obama ;
2010: 60 in Iraq, 499 in Afghanistan
2011: 54 in Iraq, 418 in Afghanistan
2012: 8 in Afghanistan
Civili morti in Iraq ed Afghanistan
Libia: 2000 civili morti nel 2011 durante i bombardamenti della coalizione internazionale ;
Iraq: 4.680 civili morti nel 2009, 3976 nel 2010 ;
Afghanistan: 2537 civili morti tra il 2009 e il 2010, 5594 feriti . Si stima che il 12 % di tali decessi sia stato causato dalle forze della coalizione internazionale, guidate dagli Stati Uniti e dal Regno Unito.
Niente male per un Presidente democratico insignito per aver restituito centralità alla diplomazia e per aver favorito il dialogo quale strumento per risolvere i conflitti. E mentre ad Oslo forse iniziano a nutrire qualche dubbio sull’abbaglio preso nel 2009, noi di Radicalweb.org, cittadini del Bel Paese di Dante e di Leonardo, cominciamo a chiederci: perchè mai un liberale, un radicale, un democratico statunitense dovrebbe votare un Presidente del genere?
Aveva incantato e affascinato il globo promettendo un’America nuova, pacifista e attenta alla tutela dei diritti civili, aveva promesso la conclusione repentina degli interventi militari ed il taglio alle spese nel settore della difesa, si era affermato quale strenuo difensore dei diritti civili e delle libertà individuali.. Di quell ‘Obama che cosa resta oggi? Le promesse elettorali (e quelle degli amanti), si sa, sono come le vecchissime pubblicità del “Guscio Meliconi” ( salvatelecomando che rimbalzava solo negli spot andati in onda in tv). Ma nel caso delle promesse del bel Barack ci siamo accorti in ritardo che il guscio rifilatoci non solo non rimbalzava, ma nel pacco neppure c’era. Pubblicità ingannevole.








