“Can this man save Europe?” (Può quest’uomo salvare l’Europa?) e la facciona a tutta pagina sulla copertina del TIME. È l’edizione europea, bada bene, non quella che conta, non quella americana, dove invece campeggia un altro viso contrito, quello di Preet Bharara e la scritta, stavolta non felicissima, “This man is busting Wall Street”, quest’uomo sta facendo fallire Wall Street. Ad ogni modo basta poco a far risvegliare l’orgoglio nazionale, stroncato una volta per tutte (diciamo così) quando il The economist lapidò con un secco BASTA il governo Berlusconi.
Così vai in edicola, quasi col sorriso sulle labbra, copri il settimanale americano (meno di cinquanta paginette per 4.50 euro, alla faccia dell’austerity), e arrivi velocemente all’intervista esclusiva che Super Mario ha rilasciato a Michael Schuman prima di partire alla volta di Washington. “The most important man in Europe”, l’uomo più importante d’Europa, e la seconda foto, sta volta a doppia pagina, del Premier: l’impeccabile completo blu scuro, la cravatta inevitabilmente azzurra (si sa, rilascia un certo senso di sicurezza), e l’ormai classico sorriso quasi accennato, comunque serio, eppure noioso. La nuova sobrietà del Paese, il nuovo vanto dell’Italia middle-class, misura e controllo e severità.
Poi sciolinano quattro pagine che di intervista hanno ben poco, ad esser sinceri. I virgolettati di Monti scarseggiano e sembrano ripresi dai suoi incontri televisivi con Lilli Gruber e Fabio Fazio, tiene banco un accalorato PierFerdinando Casini (?!?) che da buon democristiano spara a zero sui suoi colleghi di sinistra e di centro e di destra (come se lui non avesse colpa alcuna nelle riforme che la politica non è riuscita a darci). Si parla di conflitto di interessi (in America evidentemente si può), della carriera da privilegiato del professore della Bocconi (“Non posso, onestamente, dire di essere un uomo del popolo”, viva la sincerità, almeno), delle liberalizzazioni e dei sindacati di categoria che protestano, della fiducia che l’intera Unione Europea (adesso) riversa sul nostro paese.
Di quale sia in concreto il piano salva-Italia, pardon, salva-Europa, però non è dato sapere. “Il destino dell’euro segue il destino dell’Italia”, si legge, “ma l’Italia è paradossalmente troppo importante per fallire (poi ci sarebbe quell’anomalia tutta tricolore dell’articolo 1 della legge fallimentare, ma è un’altra storia) e troppo importante per essere salvata. Il destino di Mario Monti, dell’Europa, e del recupero del mondo occidentale è inesorabilmente intrecciato”. Si cita la Grecia, ma che Atene finisca in brache di tele importa poco all’elité benpensante e borghese che legge il TIME. I greci non hanno Monti, peggio per loro.
Super Mario come Herry Kissinger, verrebbe quasi da pensare, un moderno cowboy che, fucile in spalla, è pronto a difendere il suo paese a colpi di tagli e tasse e austerity. Che poi lo faccia (anche) abolendo l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori o (anche) dando degli sfigati ai laureati ventottenni o (anche) definendo “monotono” il posto fisso son cose che agli americani, in fondo, non devono interessare.
Basta il senso di rinnovata sobrietà a cancellare diciassette anni di un’Italietta tutta pizza e mandolini. L’incontro con Monti del TIME esce quando in America nelle edicole si trova un’altra intervista all’accozzaglia politica di casa nostra, quella che “the colorful Silvio Berlusconi” (per dirla citando Schuman) rilascia al The Atlantic. Quella che non fa (più) brillare l’orgoglio nazionale di quanti prima sorridevano beffardi alle uscite poco politically correct del Cavaliere, quella del mi-piacciono-i-gay-perché-abbassano-la-concorrenza (sic!).
Oggi la crisi non è più psicologica, oggi Atene brucia e gli ospedali hanno finito le medicine. In piazza son scesi tutti, anche i leader dei maggiori partiti politici, addirittura anche Theodorakis, il compositore delle musiche del pluripremiato film “Zorba il Greco” che ha 86 anni e poca voglia di accettare le misure imposte dal governo Papademos e dall’Unione Europea che tanto porta in palmo di mano Monti. Oggi lo spead è qualcosa di tangibile e il default più che una minaccia è un rischio concreto. Quindi accettiamo senza batter ciglio, anzi gongolandoci un po’, tanta responsabilità? Can this man really save Europe?








