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	<title>Radicalweb.org &#187; Politica Internazionale</title>
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		<title>Free Tibet: lettera aperta agli amministratori della Provincia di Reggio Calabria.</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 12:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmelo Impusino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Bandiera tibetana nei comuni reggini]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 10 marzo 1959 il popolo tibetano, dopo nove lunghi anni di occupazione militare da parte della Cina comunista, si ribellò alla violenza dell&#8217;esercito invasore dando inizio ad una drammatica ed eroica rivolta.Le armate della Repubblica Popolare cinese reagirono al sussulto patriottico  stroncando la rivolta nel sangue: circa 87.000 civili tibetani furono uccisi e migliaia ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img src="http://farm6.staticflickr.com/5126/5274535465_fc185b1cb3.jpg" alt="5274535465 fc185b1cb3 Free Tibet: lettera aperta agli amministratori della Provincia di Reggio Calabria. " width="500" height="375" title="Free Tibet: lettera aperta agli amministratori della Provincia di Reggio Calabria. " />
<p class="wp-caption-text">La bandiera tibetana esposta durante il Congresso di Calabria Radicale</p>
</div>
<p style="text-align: justify;">Il 10 marzo 1959 il popolo tibetano, dopo nove lunghi anni di occupazione militare da parte della Cina comunista, si ribellò alla violenza dell&#8217;esercito invasore dando inizio ad una drammatica ed eroica rivolta.Le armate della Repubblica Popolare cinese reagirono al sussulto patriottico  stroncando la rivolta nel sangue: circa 87.000 civili tibetani furono uccisi e migliaia di dissidenti e di religiosi  persero la libertà.  Il Dalai Lama, leader spirituale della comunità tibetana, fu costretto a lasciare la propria terra e, tuttora, vive in esilio. A ben 53 anni di distanza dall&#8217;inizio dell&#8217;insurrezione, il Tibet è ancora costretto a tollerare un&#8217;occupazione violenta ed illegittima, condotta  con le armi della discriminazione, della repressione, della tortura, dell&#8217;umiliazione. Ad un popolo talmente  pacifico, tollerante e fiero  è addirittura vietato dal governo cinese di esporre la propria bandiera ed  i propri preziosi simboli culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella speranza che il  vessillo &#8220;proibito&#8221; possa tornare presto a sventolare tra le strade di Lhasa e nei meravigliosi villaggi e monasteri sospesi tra i monti dell&#8217;Himalaya, pertanto, chiedo a ciascuno dei Sindaci dei  Comuni della Provincia di Reggio Calabria di dimostrare la propria vicinanza alla causa tibetana,  disponendo l&#8217;esposizione della  bandiera del  glorioso Tibet nell&#8217;aula consiliare dell&#8217; Ente amministrato.</p>
<p style="text-align: justify;">Free Tibet!</p>
<p style="text-align: justify;">Avv. Carmelo Impusino,  Associazione Calabria Radicale e Radicalweb.org</p>
<p> <span style="text-align: center;"> </span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-2921 aligncenter" title="bandiera_tibet2" src="http://radicalweb.org/wp-content/uploads/2012/03/bandiera_tibet2.jpg" alt="bandiera tibet2 Free Tibet: lettera aperta agli amministratori della Provincia di Reggio Calabria. " width="395" height="297" /></p>
<p>&nbsp;
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<p><small>© Carmelo Impusino for <a href="http://radicalweb.org">Radicalweb.org</a>, 2012. |
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		<title>PUO’ QUEST’UOMO DAVVERO SALVARE L’EUROPA?</title>
		<link>http://radicalweb.org/2012/02/questuomo-davvero-salvare-leuropa/</link>
		<comments>http://radicalweb.org/2012/02/questuomo-davvero-salvare-leuropa/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 20:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiaosmetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti Premier Itay]]></category>

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		<description><![CDATA[“Can this man save Europe?” (Può quest’uomo salvare l’Europa?) e la facciona a tutta pagina sulla copertina del TIME. È l’edizione europea, bada bene, non quella che conta, non quella americana, dove invece campeggia un altro viso contrito, quello di Preet Bharara e la scritta, stavolta non felicissima, “This man is busting Wall Street”, quest’uomo ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Can this man save Europe?” (Può quest’uomo salvare l’Europa?) e la facciona a tutta pagina sulla copertina del TIME. È l’edizione europea, bada bene, non quella che conta, non quella americana, dove invece campeggia un altro viso contrito, quello di Preet Bharara e la scritta, stavolta non felicissima, “This man is busting Wall Street”, quest’uomo sta facendo fallire Wall Street. Ad ogni modo basta poco a far risvegliare l’orgoglio nazionale, stroncato una volta per tutte (diciamo così) quando il The economist lapidò con un secco BASTA il governo <a href="http://radicalweb.org/2011/04/berlusconi-perfetto-cattolico-fino-allaltezza-delle-proprie-mutande/" target="_blank">Berlusconi</a>.<br />
Così vai in edicola, quasi col sorriso sulle labbra, copri il settimanale americano (meno di cinquanta paginette per 4.50 euro, alla faccia dell’austerity), e arrivi velocemente all’intervista esclusiva che Super Mario ha rilasciato a Michael Schuman prima di partire alla volta di Washington. “The most important man in Europe”, l’uomo più importante d’Europa, e la seconda foto, sta volta a doppia pagina, del Premier: l’impeccabile completo blu scuro, la cravatta inevitabilmente azzurra (si sa, rilascia un certo senso di sicurezza), e l’ormai classico sorriso quasi accennato, comunque serio, eppure noioso. La nuova sobrietà del Paese, il nuovo vanto dell’Italia middle-class, misura e controllo e severità.<br />
<img class="size-full wp-image-2891 alignleft" title="mario-monti-copertina-times_290x435" src="http://radicalweb.org/wp-content/uploads/2012/02/mario-monti-copertina-times_290x435.jpg" alt="mario monti copertina times 290x435 PUO’ QUEST’UOMO DAVVERO SALVARE L’EUROPA?" width="290" height="435" />Poi sciolinano quattro pagine che di intervista hanno ben poco, ad esser sinceri. I virgolettati di Monti scarseggiano e sembrano ripresi dai suoi incontri televisivi con Lilli Gruber e Fabio Fazio, tiene banco un accalorato PierFerdinando Casini (?!?) che da buon democristiano spara a zero sui suoi colleghi di sinistra e di centro e di destra (come se lui non avesse colpa alcuna nelle riforme che la politica non è riuscita a darci). Si parla di conflitto di interessi (in America evidentemente si può), della carriera da privilegiato del professore della Bocconi (“Non posso, onestamente, dire di essere un uomo del popolo”, viva la sincerità, almeno), delle liberalizzazioni e dei sindacati di categoria che protestano, della fiducia che l’intera Unione Europea (adesso) riversa sul nostro paese.<br />
Di quale sia in concreto il piano salva-Italia, pardon, salva-Europa, però non è dato sapere. “Il destino dell’euro segue il destino dell’Italia”, si legge, “ma l’Italia è paradossalmente troppo importante per fallire (poi ci sarebbe quell’anomalia tutta tricolore dell’articolo 1 della legge fallimentare, ma è un’altra storia) e troppo importante per essere salvata. Il destino di Mario Monti, dell’Europa, e del recupero del mondo occidentale è inesorabilmente intrecciato”. Si cita la Grecia, ma che Atene finisca in brache di tele importa poco all’elité benpensante e borghese che legge il TIME. I greci non hanno Monti, peggio per loro.<br />
Super Mario come Herry Kissinger, verrebbe quasi da pensare, un moderno cowboy che, fucile in spalla, è pronto a difendere il suo paese a colpi di tagli e tasse e austerity. Che poi lo faccia (anche) abolendo l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori o (anche) dando degli sfigati ai laureati ventottenni o (anche) definendo “monotono” il posto fisso son cose che agli americani, in fondo, non devono interessare.<br />
Basta il senso di rinnovata sobrietà a cancellare diciassette anni di un’Italietta tutta pizza e mandolini. L’incontro con Monti del TIME esce quando in America nelle edicole si trova un’altra intervista all’accozzaglia politica di casa nostra, quella che “the colorful <a href="http://radicalweb.org/2010/03/berlusconi-santo-subitose-il-vaticano-non-accetta-pronto-un-decreto/" target="_blank">Silvio</a> Berlusconi” (per dirla citando Schuman) rilascia al The Atlantic. Quella che non fa (più) brillare l’orgoglio nazionale di quanti prima sorridevano beffardi alle uscite poco politically correct del Cavaliere, quella del mi-piacciono-i-gay-perché-abbassano-la-concorrenza (sic!).<br />
Oggi la crisi non è più psicologica, oggi Atene brucia e gli ospedali hanno finito le medicine. In piazza son scesi tutti, anche i leader dei maggiori partiti politici, addirittura anche Theodorakis, il compositore delle musiche del pluripremiato film “Zorba il Greco” che ha 86 anni e poca voglia di accettare le misure imposte dal governo Papademos e dall’Unione Europea che tanto porta in palmo di mano Monti. Oggi lo spead è qualcosa di tangibile e il default più che una minaccia è un rischio concreto. Quindi accettiamo senza batter ciglio, anzi gongolandoci un po’, tanta responsabilità? Can this man really save Europe?</p>
<p style="text-align: justify;">di Claudia Osmetti</p>
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		<title>Il figlio di Ron Paul arrestato all&#8217;aeroporto di Nashville.</title>
		<link>http://radicalweb.org/2012/01/figlio-paul-arrestato-allaeroporto/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 16:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmelo Impusino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Figlio ron paul arrestato]]></category>
		<category><![CDATA[Rand Paul arrestato]]></category>

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		<description><![CDATA[Il candidato libertario alle primarie repubblicane Ron Paul ha pubblicato su Facebook il seguente aggiornamento : &#8220;My son Rand is currently being detained by the TSA at the Nashville Airport. I&#8217;ll share more details as the situation unfolds&#8221;. Il figlio di Ron Paul, Rand, membro del Senato degli Stati Uniti, è quindi attualmente in stato ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il candidato libertario alle primarie repubblicane Ron Paul ha pubblicato su Facebook il seguente aggiornamento : &#8220;My son Rand is currently being detained by the TSA at the Nashville Airport. I&#8217;ll share more details as the situation unfolds&#8221;. Il figlio di Ron Paul, Rand, membro del Senato degli Stati Uniti, è quindi attualmente in stato di detenzione presso l&#8217;aeroporto di Nashville. La motivazione sembrerebbe essere : &#8220;refusing full body pat-down after anomaly in body scanner.”</p>
<p>Semplicemente incredibile: ecco il link  alla notizia in lingua inglese  <a href="http://dailycaller.com/2012/01/23/report-tsa-detains-sen-rand-paul-in-nashville/#ixzz1kIXD9C2l">TSA detains Sen. Rand Paul in Nashville</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-2805" title="ron-paul-revolution" src="http://radicalweb.org/wp-content/uploads/2012/01/ron-paul-revolution-276x300.png" alt="ron paul revolution 276x300 Il figlio di Ron Paul arrestato allaeroporto di Nashville." width="276" height="300" />
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		<title>Obama: il guerrafondaio Premio Nobel per la Pace</title>
		<link>http://radicalweb.org/2012/01/obama-guerrafondaio-premio-nobel/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 12:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmelo Impusino</dc:creator>
				<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Obama militarista e guerrafondaio premio nobel 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Perchè non voterei  Obama/ Parte 1 . L&#8217;OBAMA GUERRAFONDAIO Il 9 ottobre 2009 la Commissione per il Premio Nobel per la Pace insediata ad Oslo annunciava di aver assegnato il prestigioso riconoscimento annuale al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama,  con la seguente motivazione: &#8221; La diplomazia multilaterale ha riguadagnato centralità, evidenziando il ruolo che ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Perchè non voterei  Obama/ Parte 1 . L&#8217;OBAMA GUERRAFONDAIO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il 9 ottobre 2009 la Commissione per il Premio Nobel per la Pace insediata ad Oslo annunciava di aver assegnato il prestigioso riconoscimento annuale al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama,  con la seguente motivazione: &#8221; La diplomazia multilaterale ha riguadagnato centralità, evidenziando il ruolo che le Nazioni Unite ed altre istituzioni internazionali possono svolgere. Il dialogo ed i negoziati sono preferiti come strumenti per risolvere i conflitti, anche quelli più complessi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Radicalweb.org, che come molte realtà associative e giornalistiche italiane aveva accolto con grande entusiasmo (con qualche distinguo &#8211; la veggente Claudia Osmetti-) la vittoria elettorale del candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti,  già nel gennaio del 2010 cominciava a palesare le proprie perplessità sull&#8217;attribuzione del Premio, denunciando prima <a href="http://radicalweb.org/2010/01/lobama-militarista-che-non-ci-piace-la-verita-sullo-yemen/">il piglio decisionista, militarista ed interventista del Presidente statunitense nei confronti dello Yemen</a> e poi  <a href="http://radicalweb.org/2010/02/il-premio-nobel-per-la-pace-obama-aumenta-la-spesa-militare-americana/">l&#8217;incomprensibile scelta del Presidente statunitense di aumentare la spesa militare per il 2011, stanziando la cifra record di 160 miliardi di dollari</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A conferma dei nostri dubbi sul carismatico leader democratico e sulla bontà della scelta della Commissione di Oslo, si registravano in rapida successione innumerevoli scelte militari e diplomatiche discutibili, che mutuavano la fallimentare politica neoconservatrice <a href="http://radicalweb.org/2011/03/guerra-ed-esportazione-della-democrazia/">basata sull&#8217;esportazione forzata della democrazi</a>a.Passando attraverso &#8220;incidenti di guerra&#8221; e bombardamenti  ripetuti in Afghanistan- sfociati nella clamorosa uccisione del leader terrorista <a href="http://radicalweb.org/2011/05/osama-is-dead/">Osama Bin Laden</a> (annunciata da Obama ai media con grande soddisfazione)- ,  nonchè attraverso un impietoso bollettino di perdite di militari e civili in Iraq, si arrivava all&#8217;insorgere della gravissima tensione in Nordafrica ed alla morte del rais libico Gheddafi (sulla cui testa gli Stati Uniti avevano posto una taglia di 1,5 milioni di dollari).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ora pare che Obama voglia dire basta alle guerre: è&#8217; notizia recentissima (gennaio 2012) la seguente esternazione (forse autocritica o propagandistica?): «Dopo un decennio di guerre è ora di voltare pagina».</p>
<p>I numeri del Premio Nobel per la Pace 2009, in effetti, parlano da soli:</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Soldati americani morti in Iraq e Afghanistan</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>2009</strong></span> : 149  in  Iraq (33 dopo il giuramento di Obama -20 settembre 2009-),  317 in Afghanistan (135 dopo il giuramento di Obama ;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>2010</strong></span>:  60  in Iraq,  499 in Afghanistan</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>2011</strong></span>:   54  in Iraq,  418 in Afghanistan</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>2012</strong></span>:   8 in Afghanistan</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Civili morti in Iraq ed Afghanistan</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Libia</strong>: 2000 civili morti nel 2011 durante i bombardamenti della coalizione internazionale ;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Iraq</strong></span>: 4.680 civili morti nel 2009, 3976 nel 2010 ;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Afghanistan</span></strong>: 2537 civili morti tra il 2009 e il 2010, 5594 feriti . Si stima che il 12 % di tali decessi   sia stato causato dalle forze della coalizione internazionale, guidate dagli Stati Uniti e dal Regno Unito.</p>
<p style="text-align: justify;">Niente male per un Presidente democratico insignito per aver restituito centralità alla diplomazia e per aver favorito il dialogo quale strumento per risolvere i conflitti. E mentre ad Oslo forse iniziano a nutrire qualche dubbio sull&#8217;abbaglio preso nel 2009, noi di Radicalweb.org, cittadini del Bel Paese di Dante e di Leonardo, cominciamo a chiederci: perchè mai un liberale, un radicale, un democratico statunitense dovrebbe votare un Presidente del genere?</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-large wp-image-1037 alignleft" title="obama" src="http://radicalweb.org/wp-content/uploads/2010/02/obama-300x225.jpg" alt="obama 300x225 Obama: il guerrafondaio Premio Nobel per la Pace " width="300" height="225" />Aveva incantato e affascinato  il globo promettendo un&#8217;America nuova, pacifista e attenta alla tutela dei diritti civili, aveva promesso la conclusione repentina degli interventi militari ed il taglio alle spese nel settore della difesa, si era affermato quale strenuo difensore dei diritti civili e delle libertà individuali.. Di quell &#8216;Obama che cosa resta oggi? Le promesse elettorali (e quelle degli amanti), si sa, sono come le vecchissime pubblicità del &#8220;Guscio Meliconi&#8221; ( salvatelecomando che rimbalzava solo negli  spot andati in onda in tv). Ma nel caso delle promesse del bel Barack ci siamo accorti in ritardo che il guscio rifilatoci non solo non rimbalzava, ma nel pacco neppure c&#8217;era. Pubblicità ingannevole.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Chi è Ron Paul e perchè a noi piace</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 09:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudiaosmetti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Chi è Ron Paul]]></category>
		<category><![CDATA[Ron Paul candidato libertario]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è qualcosa di (relativamente) nuovo sul fronte occidentale. Si chiama Ron Paul, è candidato alle primarie repubblicane negli Stati Uniti ed è un libertario vecchio stampo, di quelli irriducibili come non ne fanno più. Di quelli che parlano senza peli sulla lingua, pane al pane e vino al vino. Di quelli che sono indipendenti dalle ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C’è qualcosa di (relativamente) nuovo sul fronte occidentale. Si chiama Ron Paul, è candidato alle primarie repubblicane negli Stati Uniti ed è un libertario vecchio stampo, di quelli irriducibili come non ne fanno più. Di quelli che parlano senza peli sulla lingua, pane al pane e vino al vino. Di quelli che sono indipendenti dalle mere logiche partitocratiche e quindi votano secondo coscienza e non per convenienza. Di quelli che ci piacciono e tornano a far sognare anche un vecchio “cuore che si è ammalato nel paese delle libertà”, per dirla citando DeGregori.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è mia intenzione proporre la storia personale del Nostro su queste pagine. Chi fosse interessato a vita-morte-e-miracoli del ginecologo texano può spulciarsi Wikipedia, la biografia di Paul è sostanzialmente completa e dà un’idea generale del personaggio che sta mettendo in difficoltà Romney e Santorum.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad esser sinceri Ron Paul non è un volto nuovo di Washington. Ha corso da indipendente anche nel 1988 e fa politica dal 1976. La stampa europea non gli ha mai concesso troppe attenzioni, ma forse in passato non se ne sentiva la necessità. Forse oggi qualcosa è cambiato. Forse nel 2012 Ron Paul rappresenta soprattutto un barlume di speranza. Una bandiera di quel libertarianismo che nasceva nella Scuola Austriaca e cresceva con Rothbard e che oggi esiste ancora. Esiste e spaventa i benpensanti conservatori tanto da cercare di trascinare il suo ultimo esponente nel tritacarne dei media e dei giornali. Ma si sa, si parla (male) solo di chi è sufficientemente famoso e in grado di stare nell’occhio del ciclone.</p>
<p style="text-align: justify;">E visto che Paul non è implicato in nessun scandalo sessuale (vedi Herman Cain), non ha alle spalle nessun divorzio da copertina rosa (vedi Newt Gingrich), non si è mai immolato per la più che discutibile causa della supremazia eterosessuale (vedi Rick Santorum), e non salta da una posizione all’altra per salvarsi sistematicamente il posto da deputato (vedi Mitt Romney) le accuse piovono gratis e si risolvono in polveroni più chiacchierati che minacciosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-2805 alignleft" title="ron-paul-revolution" src="http://radicalweb.org/wp-content/uploads/2012/01/ron-paul-revolution-184x200.png" alt="ron paul revolution 184x200 Chi è Ron Paul e perchè a noi piace" width="184" height="200" />Ron Paul è un uomo religioso che crede nella laicità delle istituzioni, anzi crede nella laicità e basta perché un vero libertario le istituzioni le malsopporta. È un non-interventista antiguerrafondaio che si è sempre, sempre, schierato contro la guerra. È il “Dottor No” a stelle e strisce che difendela Costituzionecon il coltello tra i denti, ed è un membro onorario del Republican Liberty Caucus, l’organizzazione politica libertaria che promuove i diritti umani, limita il potere dello Stato e si batte per una libera iniziativa economica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma agli occhi del conservatorismo intransigente e bigotto della peggiore America, Ron Paul diventa un semplice omofoba. Un antisemita, un antisionista e un’isolazionista. Un nemico dello Stato. Nel migliore dei casi un “paleoconservatore camuffato” (parola del Cato Institute). L’America e le sue contraddizioni, forse. Oppure l’America e la paura di un rinnovamento veramente libertario.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora apriti cielo. Qualche settimana fa son saltate fuori vecchie newsletter degli anni ‘90 in cui Paul dà sfoggio della sua più alta virtù, l’essere completamente politically scorrect (leggi l’esser un razzista senza precedenti). Le frasi degli scandali sono poco più che battute a dirla con sincerità, ma in politica e in guerra tutto è lecito. E tutto è utile, tutto è manipolabile, tutto è fraintendibile se serve a garantirsi un punto in più per la corsa.</p>
<p style="text-align: justify;">È vero, forse Ron Paul non ha molte chances concrete di arrivare alla Casa Bianca. Convinto oppositore della corrente Neocon, è troppo distante dal repubblicano medio, abituato alla propaganda militarista di Bush e (già) all’incoerenza politica di Romney (l’altra faccia di Obama, qui lo dico qui lo nego). Ma sicuramente rappresenta una possibile spina nel fianco per l’elefantino rosso della politica d’oltre oceano.</p>
<p style="text-align: justify;">A me riporta alla mente le elezioni presidenziali del 1992, quantomeno. Le elezioni che videro la vittoria di Bill Clinton alla sua prima mandata elettorale. Il presidente democratico in quell’occasione ottenne solo il 43% dei voti (ben lontano quindi dalla maggioranza assoluta). George H. Bush padre, invece arrivò al 37,5%. Il resto delle preferenze (escluso un irrisorio 0,6% di astenuti) andò a Ross Perot, candidato del cosiddetto Third Party, il terzo partito a stelle e strisce, un indipendente texano (proprio come Paul) che guadagnò la fiducia del 18,9% degli americani, per la maggior parte repubblicani.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.opinione.it/articolo.php?arg=4&amp;art=105882">Carlo Lottieri dell’Istituto Bruno Leoni ha risposto così</a> a chi gli chiedeva quali potessero essere veramente le conseguenze dell’affermarsi del pensiero pauliano nella tornata elettorale che deve venire: “L’America tornerebbe ad essere l’America: una terra di libertà e speranza per gli uomini liberi, per quanti non credono che la violenza sia un metodo civile, per quanti rigettano ogni forma di socialismo, coercizione, tassazione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi in Italia siamo fiduciosi, vivala Libertà, and the Revolution continues…!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Claudia Osmetti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Fat Tax: la tassa sui grassi in Danimarca ed in Europa</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 20:37:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmelo Impusino</dc:creator>
				<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Coca Cola Tax Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Fat Tax Danimarca]]></category>
		<category><![CDATA[Tasse sui grassi]]></category>

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		<description><![CDATA[Da sabato 1° ottobre la  Danimarca è il primo Paese ad applicare una vera e propria «fat tax», vale a dire una tassa sul consumo di grassi. Il provvedimento mira a colpire i prodotti ad alto contenuto di grassi saturi, rei di provocare aumenti del colesterolo e di essere la prima causa di malattie cardiovascolari. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da sabato 1° ottobre la  Danimarca è il primo Paese ad applicare una vera e propria «fat tax», vale a dire una tassa sul consumo di grassi. Il provvedimento mira a colpire i prodotti ad alto contenuto di grassi saturi, rei di provocare aumenti del colesterolo e di essere la prima causa di malattie cardiovascolari. Burro, olio, prodotti della filiera casearia saranno i prodotti più colpiti dalla misura governativa, che  peserà sui contribuenti  fino a 16 corone danesi (2,15 euro) al chilogrammo nel caso di cibi che superino  il 2.3 % di grassi.</p>
<div id="rectangle right" style="text-align: justify;">Se c&#8217;è del marcio in Danimarca non può dirsi, di certo, che la situazione sia migliore in Francia: il Governo transalpino  ha recentemente optato, infatti,  per un aumento della tassazione sulle bevande zuccherate. La &#8220;Coca Cola Tax&#8221; dovrebbe portare circa 120 milioni di euro all&#8217;anno nelle casse dello Stato.</div>
<div style="text-align: justify;"><img src="http://oas.rcsadv.it/5/corriere.it/esteri/L18/790538937/Bottom1/RCS/PF_COR_ROS_RCT_011011/code_simply_cor_ros_rct.html/54797534523035664a467741414d6d72?_RM_EMPTY_&amp;kw1=http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_01/danimarca-tassa-grassi-burchia_aad53fe6-ec21-11e0-827e-79dc6d433e6d.shtml&amp;XE&amp;Category=ATTUALITA&amp;SubCategory=News&amp;tax23_RefDocLoc=http://www.google.it/url&amp;if_nt_CookieAccept=Y&amp;XE" alt=" Fat Tax: la tassa sui grassi in Danimarca ed in Europa" width="1" height="1" title="Fat Tax: la tassa sui grassi in Danimarca ed in Europa" /></div>
<p style="text-align: justify;">Nel Regno Unito, invece, è allo studio un&#8217;imposta comunale una tantum  sui &#8220;Take away&#8221;, i locali che vendono cibo per asporto. I ricavi dovrebbero finanziare campagne di sensibilizzazione sull&#8217;alimentazione ed attività di pulizia delle strade e dei parchi cittadini.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; font-weight: normal;">Tasse sull&#8217;obesità sono state introdotte anche in Finlandia, Norvegia ed Ungheria. Ci stanno pensando anche gli svedesi, a dimostrazione di come l&#8217;alimentazione sia diventata un grande businness per i Governi di mezzo Vecchio Continente.</span></h2>
<h2 style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; font-weight: normal;"> Ed in Italia?  I soliti noti della Coldiretti hanno accolto con grande gioia la fat tax danese , richiedendone l&#8217;applicazione anche nel nostro Paese (allo scopo di favorire il consumo di frutta e verdura). </span></h2>
<p style="text-align: justify;">Noi di Radicalweb.org siamo già pronti, nell&#8217;ipotesi in cui la misura vengaadottataanche dal nostro Governo, ad una durissima forma di disobbedienza civile a base di pizza,formaggi ,fritture varie e bevande gassate. Quando si tratta di sacrificarci per la libertà, d&#8217;altra parte, non ci tiriamo mai indietro.</p>
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